Redditometro in crisi

Nuova sentenza "contro" della Cassazione.

Redditometro ancora sconfessato dalla magistratura. Dopo lo stop ai controlli per il 2013, a bocciare nuovamente lo strumento di accertamento presuntivo del reddito che misura la congruità tra quanto speso e quanto dichiarato dal contribuente è la Corte di Cassazione.

Il contribuente secondo la Suprema corte può infatti fare annullare l’accertamento dell'Agenzia delle Entrate provando che l’acquisto dei beni di lusso che gli vengono contestati è stato fatto con disponibilità finanziarie esenti o con ritenuta alla fonte, ad esempio una donazione o grazie al possesso di titoli, senza che sia necessario dimostrare che l'acquisto sia stata effettuato con quei soldi.

La Cassazione lo ha stabilito con la sentenza numero 6396 emessa ieri, accogliendo il ricorso di un uomo che aveva ricevuto la lettera di avviso di accertamento per il possesso di una barca e di e un’autovettura di lusso.

La sezione tributaria degli ermellini ha ricordato nelle sua pronuncia che l’articolo 38 del decreto del Presidente della repubblica numero 600 del 1973 stabilisce che:

il contribuente ha facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento, che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta. L’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione.

Dopo che a settembre la Cassazione aveva già giudicato illegittimo un accertamento sintetico basato sull’alto tenore di vita senza tenere conto dei risparmi accumulati, l'Autorità garante per la privacy aveva cercato di mettere dei paletti per correggere le criticità rilevate, senza troppa efficacia.

Redditometro ecco cosa è cambiato

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