Catastrofi naturali e assicurazioni: il caso Italia

Nella maggioranza dei Paesi europei la legge disciplina la materia. Da noi lo Stato deve farsi carico di tutti i costi delle ricostruzioni. Le compagnie assicurative rimangono fuori, senza troppo dispiacere.

È sempre un conto amaro da fare, ma le catastrofi naturali non provocano solo la perdita di vite umane. Le calamità costano circa 200 miliardi di danni all'anno mentre, rispetto al recente passato, si registra una riduzione del numero di vittime.

Almeno secondo i calcoli, documentatissimi, del blog FiveThirtyEight.com di Nate Silver, statistico ed economista americano da molti venerato come il numero uno del data journalism.

Un post uscito qualche giorno fa sul sito di Silver, facendo leva su citati dati statistici, mette in guardia dal correlare strettamente, come si è abituati, la maggiore violenza degli eventi atmosferici e delle catastrofi della natura con la maggiore entità dei danni economici. Cioè più sono violenti uragani, tempeste e terremoti e più danni provocano. Un rapporto di causa-effetto così stringente non è scientificamente sostenibile secondo i dati statistici analizzati.

In un ventennio i costi delle catastrofi sono sì aumentati da 100 miliardi a 200 miliardi di dollari l’anno, ma il balzo non è diretta conseguenza della maggiore violenza della natura, ma del fatto che ormai su scala globale esistono semplicemente più infrastrutture che possono essere distrutte rispetto al passato.

Insomma la tesi in ultima istanza sarebbe che non è tanto il cambiamento climatico generato dalle attività umane ad aumentare i costi dei disastri naturali ma lo è la crescente concentrazione della popolazione e del benessere diffuso nelle aree più ricche, più sviluppate, dove ci sono più infrastrutture maggiormente a rischio in caso di uragani, maremoti, sismi, e così via.

In Italia oltre all'annosa questione del dissesto idrogeologico che a macchia di leopardo ricopre il territorio, e al fatto che un piano di prevenzione che si possa definire tale non sembra alle viste, abbiamo un altro problema non da poco in caso di distruttive calamità naturali: lo Stato non si è mai preoccupato di permettere agevolmente ai cittadini di assicurare la propria abitazione contro i danni provocati da un terremoto piuttosto che da un'alluvione.

In Francia, giusto per non allontanarci troppo, è la legge che impone alle compagnie assicurative di assicurare le case contro la forza distruttrice della natura. E i rimborsi delle assicurazioni non temono la forza di nessun evento naturale o cambiamento climatico. In Europa lo hanno capito bene anche in Belgio, Danimarca, Spagna, Ungheria e Inghilterra. Con soddisfazione per le casse statali.

La stessa Commissione UE nel suo recente Libro verde sulle assicurazioni ha messo l'accento sulla questione e secondo i Lloyd's di Londra l’esigenza di un’assicurazione di questo tipo in Italia è “improcrastinabile” visto che dal secondo dopoguerra a oggi lo Stato italiano avrebbe speso oltre 250 milioni di euro per i danni provocati dalle calamità naturali.

Nonostante il Belpaese sia in Europa il secondo Stato più esposto a rischi sismici e il sesto per le inondazioni, le compagnie d'assicurazione rimangono in sostanza fuori dalla (grossa) partita, senza troppo dispiacere visto l'alto rischio, e lo Stato deve continuare da solo a pagare i costi della ricostruzione con tutti i ritardi, le difficoltà e le inefficienze che le popolazioni vittime di disastri naturali hanno imparato a conoscere.

Le polizze assicurative sugli immobili sono ancora troppo poco diffuse in Italia e senza un intervento legislativo che in qualche modo sensibilizzi e coinvolga le compagnie d'assicurazione difficilmente assisteremo a un'inversione di rotta.

Terremoto 6 mld CDP-ABI

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