DEF/Visco: meno credito con la tassazione al 26% delle quote di Bankitalia

Visco avverte: l'aumento dell'aliquota al 26% a carico delle banche avrà impatti sull'erogazione del credito che si restringerebbe ulteriormente.

Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco si scaglia contro la raddoppiata tassazione a carico delle banche italiane sulle plusvalenze derivanti dalla rivalutazione delle quote di Palazzo Koch, di cui gli istituti di credito sono azionisti.

La misura, che alza l’aliquota al 26%, è contenuta nel DEF presentato martedì scorso e serve a finanziare il taglio dell’Irpef per 80 euro al mese, soldi che i lavoratori dipendenti che prendono fino a 1.500 euro di salario netto si troveranno in più in busta paga da fine maggio.

Secondo Visco il provvedimento, già tacciato di discriminazione dall’Abi, potrebbe avere conseguenze che:

"possono riguardare sicuramente le disponibilità per le banche dei fondi con cui fare credito".

Preservare la solidità delle banche e la loro funzione di finanziamento dell'economia è fondamentale dice Visco. Credito che è già ridotto al lumicino, come sanno bene le pmi italiane e come certificano gli ultimi dati di Bankitalia stessa, relativi al mese di febbraio.

Inoltre il raddoppio della tassazione inciderebbe, prosegue Visco, sulla:

"possibilità per le banche nel tempo, non certamente quest'anno, di utilizzare questa rivalutazione di capitale per fini di vigilanza".

A stretto giro è arrivata la risposta del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan:

"avremo occasione di parlare dei provvedimenti se e quando saranno adottati".

Significa che l'esecutivo ci sta ripensando? Il governatore della Banca d'Italia ha parlato pubblicamente della questione per la prima volta solo ieri a Washington presso la sede del Fondo monetario internazionale dove è intervenuto agli Spring Meetings, così come il titolare di via XX settembre.

(Nel video: la relazione annuale di Bankitalia, Visco: "Paese indietro di 25 anni" - giugno 2013)

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