Spesometro 2015: le scadenze di aprile per le operazioni Iva

Lo strumento che mette a confronto le dichiarazioni dei redditi con il reale tenore di vita. Chi riguarda e come funziona. Le scadenze del 10 aprile, 20 e 30 aprile.


Il 10 aprile 2015 scade la prima tranche di comunicazionI per chi liquida l’Iva mensilmente ai fini dello spesometro, lo strumento dell'Agenzia delle entrate che confronta le dichiarazioni dei redditi con il reale tenore di vita dei contribuenti al fine di beccare chi cerca di truffare il fisco.

Gli operatori quest'anno non possono contare su rinvii per i dati da trasmettere di professionisti e partite Iva. L’Agenzia delle Entrate qualche giorno fa ha ha confermato comunque l’esonero completo per gli enti della pubblica amministrazione, graziati forse perché già in crisi con il debutto della fattura elettronica.

Per i tour operator e i commercianti al dettaglio invece l'amministrazione finanziaria ha stabilito che le uniche operazioni da comunicare siano quelle superiori a 3.600 euro, del resto come è stato fin qui, nella fase di sperimentazione dello spesometro.

Come inviare lo spesometro e cosa comunicare

Con la comunicazione polivalente scaricabile dal sito delle Entrate si possono inviare tutte le operazioni effettuate da titolari di partite Iva, società, enti e operatori finanziari.

Cosa comunicare? Tutte le prestazioni di servizi e/o le cessioni di beni da parte dei titolari di partita Iva. Entro il 10 aprile 2015 tutte le attività che liquidano l’Iva mensilmente sono chiamate alla trasmissione, entro il 20 aprile deve trasmettere i dati chi liquida l'Iva a 90 giorni, entro il 30 aprile gli operatori finanziari dovranno comunicare gli acquisti superiori a 3.600 euro pagati con bancomat o carte di credito.

Lo spesometro va inviato online al database dell’Agenzia delle Entrate: dopo essersi iscritti a Entratel o Fisconline si deve caricare la comunicazione polivalente aggiornata al 2014 tramite la sezione “Invio” allegando il file. Per accertarsi che l'invio dello spesometro sia avvenuto correttamente bisogna entrare nell’area “Ricevute”. Se la spedizione non è corretta il file viene scartato dal sistema.

Spesometro 2014 al via: che cos'è e come funziona


22 aprile 2014

Spesometro al via, dopo un paio di rinvii, da oggi 22 aprile 2014 debutta la nuova veste dello strumento anti evasione (qui che cos'è) che prevede la tracciabilità delle spese superiori a 3.600 euro. Lo spesometro è stato modificato rispetto alla prima versione, datata 2010, che riguardava le spese da 25mila euro in su che finivano nel mirino degli 007 del fisco. Questa soglia si è rivelata troppo alta per fornire un dato fedele alla realtà contributiva.

Oggi parte anche l’obbligo per chi liquida l’Iva con cadenza trimestrale di comunicare gli acquisti superiori a 3.600 euro fatti l'anno scorso mentre il 30 aprile l'obbligo verrà esteso anche agli operatori finanziari attraverso cui passano i pagamenti effettuati con carta di credito e/o bancomat.

Lo spesometro dal 2011 impone ai soggetti con partita Iva di comunicare via web all’Agenzia delle Entrate ogni incasso di importo pari o superiore a 3.000 euro di fatturato, al netto dell'Iva. Per le operazioni senza obbligo di fattura (scontrino o ricevuta fiscale) il limite è 3.600 euro Iva compresa. Tetto uguale per le operazioni effettuate all’estero con carte di credito, di debito e prepagate. Si tratta quindi di una delle comunicazioni che i soggetti passivi d'Iva devono presentare ogni anno.

Con un tetto pari a 3.600 euro, la fotografia dei contribuenti italiani dovrebbe essere abbastanza fedele secondo l'AE visto che in questa soglia rientrano beni come auto, moto, gioielli, iscrizioni a palestre, acquisti di mobili e viaggi.

Come funziona lo spesometro 2014. Monitorando tali spese e consumi l'Agenzia delle Entrate potrà confrontare il tenore di vita dei contribuenti con quello che dichiarano. Davanti alla incongruenze scatteranno gli accertamenti. Al fisco vanno comunicate sia le prestazioni rese che ricevute. I commercianti dovranno quindi segnalare le vendite emesse con fattura o documentate da scontrino o ricevuta con un importo pari o superiore a 3.600 euro. Negozi, imprese e operatori finanziari che vendono beni "di lusso" o molto costosi sono quindi obbligati a comunicarlo alle Entrate.

Cosa rimane fuori dallo spesometro? Sono esonerate le importazioni e gli acquisti intracomunitari, perché già soggetti ad altre rilevazioni da parte dell’anagrafe tributaria, e le cessioni all’esportazione effettuate dalle imprese. Anche Le società di leasing e di noleggio che compilano un'apposita dichiarazione non rientrano negli accertamenti dello spesometro.

Il Fisco non controllerà quindi solo le posizioni dei singoli contribuenti, confrontando il loro reale tenore di vita con quanto dichiarato, ma elaborerà anche un identikit delle aziende.

Banche e operatori finanziari il 30 aprile di ogni anno comunicheranno i dati delle operazioni Iva superiori a 3.600 euro effettuate l’anno precedente con carta di credito o bancomat. Quali dati in dettaglio? Quelli di chi ha fatto l’acquisto, gli importi della transazione, la data e il codice fiscale dell’operatore attraverso cui è avvenuto il pagamento con moneta elettronica.

E sempre da oggi 22 aprile 2014, anche le aziende agricole in regime di esonero Iva, cioè quelle con un giro d’affari che nel 2012 non è stato superiore a 7mila euro, devono comunicare all’Agenzia delle entrate l’elenco di clienti e fornitori ai fini delle rilevazioni dello spesometro.

La Corte dei Conti l'estate scorsa aveva bocciato lo spesometro: la rilevazione sistematica delle operazioni verso i consumatori finali di importo pari o maggiore a 3.600 euro secondo la magistratura contabile può avere piuttosto effetti negativi sui consumi e aumentare la propensione a fare acquisti di beni e servizi in nero.

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