Patente a punti: serve davvero maggior severità?

patente a punti Nei primi due anni in cui è stata inaugurata la patente a punti il numero di decessi e di feriti sembrava effettivamente diminuito, non c'era però consenso sull’ interpretazione dei risultati ottenuti, specie sulla relazione diretta esistente tra patente a punti e riduzione degli incidenti stradali.

C’è tuttavia un dato sul quale molte indagini collimano: questa forma di sanzione pare abbia l’effetto di rendere più virtuosi i guidatori man mano che i punti perduti raggiungono un livello di rischio elevato di ritiro della patente. Uno studio su paesi esteri ha mostrato come, a parità di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, passi molto più tempo tra la seconda e la terza infrazione di quanto non ne passi tra la prima e la seconda. Per di più, in Germania e in Italia solo un quota trascurabile della popolazione che ha perso dei punti, ne ha poi consumato l’intero ammontare, incorrendo nel ritiro della patente: meno dello 0,4 per cento.

Ciò starebbe ad indicare che, per almeno una parte della popolazione, i punti valgono poco quando sono tanti (e si tende a consumarli), ma valgono molto quando sono scarsi (e si tende a preservarli). Se ciò è vero, perchè la patente a punti divenga efficace come deterrente, è necessario che gli automobilisti indisciplinati (o almeno una parte di loro) consumino al più presto la propria dotazione dei punti fino a raggiungere la soglia critica che ne modifica il comportamento in senso virtuoso. Se questo è vero, ne consegue che l’assegnazione di bonus a coloro che non sono incorsi in sanzioni (compreso chi le ha violate sistematicamente senza essere scoperto) allenti il vincolo dei punti poiché rende la soglia critica più lontana. Ciò significa che per una parte della popolazione, l’assegnazione del bonus favorirà la violazione delle regole piuttosto che il loro rispetto. Altrettanto vale per le forme di reintegro dei punti poco costose (in termini di multe e di tempo di acquisizione). L'ex ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Pietro Lunardi aveva molto insistito sul premio attribuito ai guidatori virtuosi, ma è probabile che si rilevi controproducente.

Per i veri virtuosi, infatti, i punti non hanno alcun valore. Per quelli che non stati virtuosi, ma semplicemente fortunati e non scoperti, i nuovi punti rafforzeranno gli incentivi a violare il codice, perlomeno fino al raggiungimento della soglia critica dei punti perduti. E’ probabile quindi che con le rilevazioni attualmente si noterà un incremento nella violazione del codice stradale da parte di coloro che oggi ricevono il bonus o di quanti reintegrano i propri punti. Una proposta sollecitata da alcuni per eliminare questo effetto perverso, è di rendere il bonus di punti, negoziabile e monetizzabile dagli aventi diritto trasformandolo così in una risorsa economica.

In altri paesi, invece, nei quali l’orizzonte temporale di consumo dei punti è molto più ampio (in taluni casi coincide con la vita del guidatore), e dove non sono previsti strumenti di facile riacquisto dei punti, si è osservata una costante riduzione media delle violazioni stradali.

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