Caro stato potresti fermare il caro benzina?

Tasse statali sui carburanti Se 9 compagnie petrolifere sono recentemente finite nell'occhio del ciclone giudiziario per aver formato un cartello sui prezzi, il carburante che alimenta la pachidermica macchina statale non sembra soggetto ad accuse bensì ad accise!!

Il prezzo finale dei carburanti, si legge nel comunicato Agcm, è la sommatoria di due componenti, quella fiscale e quella industriale.

"La componente fiscale in Italia è costituita dall'accisa, nonché dall'IVA, che si applica, nella misura del 20%, sia alla componente industriale che all'accisa"

mentre la componente industriale comprende il costo della materia prima (quotazione Platts Cif High Med26) da un lato e il margine lordo (stoccaggio, distribuzione primaria e secondaria, vari altri costi di
produzione e distribuzione nonché il margine del gestore e il margine industriale) dall'altro che si aggirerebbe intorno al 10, 15% del prezzo finale.

L'istruttoria dell'Authority sembra essersi concentrata su un valore percentuale eccessivo del margine lordo applicato al carburante venduto in Italia rispetto al resto d'Europa ("nel 2005 il margine lordo unitario medio italiano sarebbe stato del 33% più alto della media europea per la benzina e di oltre il 40% per il gasolio"), trascurando l'esuberante tassazione che si discosta dalla stessa media UE!
Ricordiamo infatti che oltre 76 miliardi di Euro sono stati incassati dal nostro efficientissimo stato come gettito della Motorizzazione nel 2005 (fonte: Anfia) e non a caso l'apporto principale proviene dai consumi di carburante, che hanno generato tributi per ben 32 miliardi (il 42% del gettito complessivo dell'auto).

Qualcuno (v. articolo di epistemes) ha pensato di fare il calcolo delle tasse pagate in Italia e negli altri paesi comunitari basandosi sull'Oil Bulletin 2006, verificando come:

"il prezzo al consumatore in Italia è superiore a quello straniero nel 78% dei casi (18 su 23). In 16 di questi 18 paesi il prezzo industriale del carburante è inferiore a quello italiano. Se guardiamo meglio però notiamo che in 14 casi su 18 più dell'ottanta per cento della differenza tra il prezzo italiano, maggiore, e il prezzo straniero, inferiore, è determinato dalle piu alte tasse pagate in Italia (accise e IVA). In due casi il prezzo industriale pagato in Italia è inferiore ma quello al consumatore maggiore grazie alle tasse che gravano sul consumo di benzina."

Senza contare il fatto che ogni scusa sembra essere valida per i governi di qualsivoglia bandiera politica per incrementare il prezzo del carburante e di conseguenza aumentare il gettito fiscale.
Uniziò Mussolini, sostiene il Corriere in un articolo del 2005, per finanziare la guerra nell'allora Abissinia, per poi continuare con:


  • 1956 chiusura del Canale di Suez

  • 1963 disastro del Vajont

  • 1966 alluvione di Firenze

  • 1968 terremoto del Belice

  • 1976 terremoto del Friuli

  • 1980 terremoto dell'Irpinia

  • 1983 missione in Libano (per noi la più costosa che ha provocato un aumento di ben 205 lire al litro!)

  • 1996 missione in Bosnia

  • 2004 rinnovo contrattuale di autoferrotranvieri

  • 2005 per acquisto autobus ecologici.

Si tratta di 11 una tantum che tanto "una" non sono...sembrano infatti ricorrere con una certa frequenza, determinando nel complesso un aggravio complessivo di quasi 27 centesimi, un quarto di euro sul prezzo finale di ogni litro di benzina. Per completare la ricetta non dimenticate poi di calcolare l'Iva al 20% su questi aumenti sommati all'imposta di fabbricazione!

Per intanto vi segnaliamo un utile sito di monitoraggio sui prezzi benzina più bassi d'Italia (vai al sito) nella disperata attesa che qualcuno risolva questa intricata situazione di collusioni e interessi commerciali!

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