Squinzi: il contratto a tempo indeterminato è da cambiare

Il presidente di Confindustria a Santa Margherita ligure chiede "certezze e giuste flessibilità all'interno del contratto a tempo indeterminato".


Il presidente del consiglio Matteo Renzi dopo le recenti elezioni europee ha:

"un mandato forte, a questo punto deve fare le riforme, non ha più paraventi dove nascondersi. Il Paese ha bisogno di fare le riforme e di eliminare i nodi che hanno impedito lo sviluppo".

Lo ha detto il leader di Confindustria Giorgio Squinzi ieri pomeriggio durante il convegno dei giovani di Confindustria, a Santa Margherita Ligure. Questo, ha detto Squinzi:

"E' il momento delle decisioni il Paese ha bisogno di cambiare marcia e registro".

Al ministro del lavoro Giuliano Poletti, in prima fila, Squinzi - incassati i nuovi contratti a termine più flessibili, cioè più precari che mai - chiede ora:

"certezze e giuste flessibilità all'interno del contratto a tempo indeterminato".

Secondo il presidente degli industriali infatti:

"Dobbiamo rivedere completamente le relazioni industriali del nostro Paese. Poletti ha ben chiaro il punto, un contratto a tempo indeterminato che deve diventare conveniente".

Sugli ammortizzatori sociali:

"La cassa integrazione in deroga e straordinarie da 5 o 7 anni, non devono più esistere, queste risorse vanno investite per aiutare chi ha perso il lavoro, con investimenti sulla formazione. Il sistema va profondamente cambiato, la cassa ordinaria va limitata a quei casi in cui le imprese vanno in difficoltà per motivi contingenti di mercato, ma con una prospettiva seria, sicura, di una ripartenza".

Il nodo vero, ha insistito Squinzi:

"è fare le riforme adesso, subito, nei prossimi mesi, o la possibilità di ripartire e di creare lavoro per i giovani rimarrà una illusione, faremo solo qualcosa che non sarà risolutivo per il Paese. Noi ci crediamo, siamo pronti a dare il nostro contributo"

Certo. Intanto le agenzie di rating non promuovono sulla base di promesse e annunci e come certifica il Censis gli investimenti esteri in Italia nel 2013 sono stati pari a 12,4 miliardi di euro: un crollo del 58% rispetto al 2007, prima della crisi.

L’Italia ha un deficit di reputazione accumulato nel corso degli anni e si piazza al 65° posto tra le economie mondiali per quel che riguarda i fattori che determinano la capacità attrattiva di capitali.?   

Squinzi Renzi

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