Argentina, torna il fantasma default

La Corte Suprema USA ha respinto l'appello del Paese contro i fondi hedge che non avevano aderito alle ristrutturazioni del 2005 e del 2010. Ieri è stata rimossa anche la sospensiva.

L'Argentina di nuovo sull'orlo del default? Ieri da Buenos Aires è arrivato l'allarme debito, con il governo che ha definito "impossibile" il pagamento alla scadenza fissata per il 30 giugno.

Da 12 anni l'Argentina combatte nelle aule di tribunale contro i creditori che si rifiutano di partecipare alle due ristrutturazioni del debito seguite al crack del 2002, crack che secondo autorevoli analisti è stato provocato dal monetarismo e dal liberismo sfrenati imposto al Paese da Banca mondiale e Fondo monetario internazionale.

La conseguenza dello stallo legale è che l'Argentina non ha potuto accedere ai mercati internazionali e quindi reperire capitali in grado di rivitalizzare un'economia al palo, con un'inflazione in crescita e un depauperamento delle riserve della banca centrale. Il risultato è che lo spread tra titoli di Stato argentini e corrispondenti titoli americani cresce, facendo aleggiare il fantasma di un nuovo fallimento.

Questo perché a inizio settimana la Corte Suprema USA ha respinto l'appello mosso dal Paese sudamericano contro i fondi hedge che si erano rifiutati di partecipare alle ristrutturazioni del 2005 e del 2010. Vale quindi la precedente decisione del giudice Usa Thomas Griesa di New York che ha ingiunto a Buenos Aires di saldare i debiti con i fondi di investimento (per i cosiddetti tango bond) che non avevano voluto aderire alla ristrutturazione (holdouts).

La Corte d'appello ieri ha rimosso la sospensiva che esisteva sulla decisione di Griesa che non permetteva il pagamento dei creditori aderenti alla ristrutturazione tramite le banche statunitensi, salvo che venissero pagati 1,33 miliardi di bigliettoni verdi agli "holdouts".


"La rimozione della sospensiva rende impossibile il pagamento a New York del debito ristrutturato e mostra la totale mancanza di volontà di negoziare sulla base di condizioni diverse da quelle indicate dal giudice Griesa"

ha commentato amaro il ministero dell'economia argentino.

Le parti, scrive Reuters, dovrebbero trovarsi faccia a faccia davanti a un tavolo newyorkese la prossima settimana.

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