Il condono fiscale del governo Renzi

Dicesi anche sanatoria o scudo fiscale. Ma la sostanza resta la stessa: si recuperano soldi graziando chi ha rubato.

Che il governo Renzi abbia urgente bisogno di trovare soldi - e parecchi, per coprire le varie "misure per la crescita" messe in cantiere (prima tra tutte quella che ha portato gli 80 euro di bonus nei cedolini dei lavoratori dipendenti) - è cosa nota. I metodi con cui invece si cercherà di reperire risorse potrebbero essere più discutibili. Per farla breve, si tratta dell'ennesimo ritorno del condono fiscale, strumento che ogni volta viene utilizzato promettendo che sarà "l'ultima volta", ma che poi ricompare sempre, per la gioia di chi ha evaso il fisco sperando proprio che un bel condono comparisse all'orizzonte prima di venire beccato.

Per il momento si parla di "sanatoria dei capitali detenuti all'estero", ma all'interno di questa sanatoria si metterebbero in regola anche le posizioni, indirettamente connesse all'operazione che ha portato i capitali all'estero, di chi ha evaso esclusivamente redditi in Italia. Le ultime modifiche sul disegno di legge per il rientro dei capitali (quindi una riedizione dello scudo fiscale) lo fa assomigliare sempre di più a un condono fiscale. Di fatti, si tratta di uno strumento simile a quello del ravvedimento oneroso, in base al quale ci si può ravvedere con sanzioni ridotte entro un anno dall'evasione, che però diventa il "ravvedimento speciale", con un arco temporale più ampio a disposizione per mettersi in regola col fisco.

E a questo punto iniziare a parlare del condono fiscale della sinistra è fin troppo facile, come si scrive su Repubblica:

Un varco per un nuovo condono? Dalla maggioranza si assicura di no. L'emersione non sarà anonima e per sanare si pagherà l'intera imposta anche se con sanzioni fortemente ridotte. Inoltre la regolarizzazione dell'evasione, i cui proventi sono rimasti in Italia, dovrà avere un collegamento indiretto con l'esportazione di capitali. La misura, del resto, è stata pensata per non creare disparità tra i contribuenti e favorire l'adesione. In molti casi, i vari soci di aziende o componenti di una stessa famiglia, dopo la costituzione della provvista di denaro evaso, potrebbero aver fatto scelte diverse: dirottare le risorse all'estero o mantenerle in patria. In questa ipotesi chi denuncia l'estero denuncia anche il partner che ha mantenuto il denaro in Italia, che si troverebbe senza protezione.

E quindi, è sbagliato parlare di condono perché le imposte si pagano completamente, si tratta però di sanatoria in cui rimangono in vigore anche le sanzioni, ma sono ridotte (si potrebbe addirittura decidere di annularle completamente). E ovviamente, sono cancellate le sanzioni penali, con la non punibilità per omessa dichiarazione e il dimezzamento della pena per frode fiscale. Da un punto di vista più tecnico, come funzionerà questa sanatoria?

Coloro che non hanno dichiarato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi la somma esportata, ma sulla quale sono state già pagate le tasse in Italia, potranno limitarsi ad una sanzione. Un secondo caso è quello dei capitali detenuti all'estero dove non si sono pagate le tasse sui rendimenti: in questo frangente si calcola un rendimento presuntivo del 5% dell'investimento finanziario all'estero e una aliquota forfettaria del 20% che un emendamento del Pd porterà al 27. Infine il caso dell'evasione e del trasferimento all'estero di fondi più clamoroso: risorse prodotte dall'evasione e trasferite all'estero. Se il contribuente non è in grado di dimostrare che provengono da un attività già tassata in Italia si presume che siano frutto di evasione e dunque ci si dovranno pagare tutte le tasse, più interessi e sanzioni.

Dalle opposizioni di sinistra si fanno sentire quelli di Sel, che parlano di "condono per tutti", mentre il Movimento 5 Stelle si dice "contrario ai condoni penali e fiscali". E ovviamente da destra se ne approfitta per parlare di una doppia morale, come fa il Giornale:

Il moralismo impiegato da quanti si inalberavano con facilità quando a finire sul banco degli imputati erano Silvio Berlusconi o Flavio Briatore è un lusso che un governo incapace di tagliare la spesa, e nemmeno desideroso di farlo, non si può certo permettere. In fondo è evidente che di fronte alla scelta tra l'ennesima sanatoria e l'uscita dello Stato da una serie di ambiti ora egemonizzati questa maggioranza non abbia dubbi. Meglio fingere che il condono non sia tale se questo permette di non toccare antichi privilegi e consolidate protezioni. C'è allora qualcosa di ipocrita nella rassicurazione che quanti saneranno la loro situazione dovranno pagare tutte le imposte evase e gli interessi, sebbene in presenza di sanzioni ora più contenute.

Dalle parti del Pd ci si difende così: "In queste ore tanti si stanno accalorando intorno alle modalità con cui verrà attuata la procedura di emersione dei capitali sommersi. A me sembrerebbe più rilevante discutere dell'emendamento del Pd presentato in commissione per introdurre in questo provvedimento la riforma del reato di riciclaggio", queste le parole di Marco Causi, che però indirettamente sembrano confermare tutto quello che in questi giorni è stato scritto.

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