Isfol: il lavoro precario è anche quello meno pagato

Il lavoro precario è anche il meno pagato. Lo ribadisce uno studio dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol) secondo cui il salario medio di un dipendente a tempo determinato nel 2011 è stato pari a 945 euro (1.313 euro lo stipendio medio dei lavoratori a tempo indeterminato).

Nel 2011 l'aumento in busta per i precari è stato in media di un euro. L’Isfol con questi nuovi dati aggiorna il suo Rapporto 2012 presentato all’inizio dell’estate. Lo studio rileva che i contratti da precario riguardano soprattutto le nuove generazioni ma precisa che in valori assoluti i precari sono parecchi anche tra gli adulti: un milione di occupati a termine ha dai 35 anni in su. Per l’isfol i dipendenti a tempo sono i più colpiti dalla crisi economica:

"si tratta di un patrimonio di conoscenze e competenze che non sembra essere valorizzato, costituendo di fatto uno spreco per gli individui e per l'intero sistema economico".

E a proposito di crisi, due giorni fa il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha detto al governo che le imprese stanno morendo di Fisco e che sono disposte a rinunciare agli incentivi in cambio di una minore pressione fiscale.

Quando dai piani alti di Viale dell’astronomia ci si interrogherà sulla reale volontà e capacità delle aziende italiane di innovare, di investire davvero in ricerca, di stare insomma al passo con i tempi, non sarà mai troppo tardi.

Su Piovono Rane, Gilioli scriveva ieri a proposito delle considerazioni di Squinzi:

«Stiamo morendo di tasse», sparata così come l’ha sparata il capo di Confindustria a Torino, è una frase di tale superficialità che se l’avesse detta uno come Di Pietro o Grillo – ma pure come Berlusconi – staremmo tutti qui a spernacchiarlo. Stiamo morendo di un’altra cosa, cioè di scelte politiche basate sulla spoliazione dei ceti bassi e mediobassi, specie se precari o precarizzati, in nome di un rigore che riguarda solo ed esclusivamente loro: mentre sono state serenamente escluse da questo rigore altre fette di società o di potere (si pensi non solo alla finanza, ai super dirigenti, ai proprietari di grandi patrimoni, ma anche all’establishment militare o ai privilegiati tra i boiardi di Stato e nella Chiesa).

Foto | © TMNews

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