Riciclaggio: boom di operazioni sospette in Italia

Fenomeno aumentato esponenzialmente durante la crisi economica. Il rapporto annuale della Financial Intelligence Unit per l'Italia.

In Italia è boom di operazioni in forte odore di riciclaggio. Secondo l'Unità di informazione finanziaria (Uif) istituita presso Bankitalia nella finanza italiana le movimentazioni sospette di denaro sono "di casa".

Negli ultimi sei anni, in piena crisi economica, le segnalazioni sospette sono aumentate in modo esponenziale: dalle 12.500 del 2007 alle circa 75mila del 2012 e 2013. Trend più che confermato l’anno scorso e nei primi sei mesi del 2014. L’85% delle segnalazioni alla Uif è arrivato dalle banche, solo il 4% dai professionisti.

Una delle facce della crisi economica è quella di alimentare il fenomeno dell'usura, con le banche che chiudono i rubinetti del credito, e imprenditori e piccoli commercianti disperati che finiscono nelle rete di strozzini senza scrupoli. Secondo la relazione annuale della Uif nel 2013 le segnalazioni di operazioni sospette sono raddoppiate rispetto al 2012.

Pressoché inesistente spiega la Uif (ente autonomo e indipendente che opera con personale e risorse tecniche attribuite dalla Banca d'Italia) l'apporto che riescono a fornire degli uffici delle amministrazioni pubbliche.

Claudio Clemente, direttore dell’Unità di informazione finanziaria per l'Italia, nel presentare il suo rapporto annuale ha rimarcato che   l'Italia è sì fra i Paesi europei con i più alti livelli di collaborazione attiva ma che la tendenza alla crescita del rischio riciclaggio risulta ulteriormente rafforzata nella prima parte del 2014: sono già pervenute 38mila segnalazioni.

Questo mentre gli importi complessivamente segnalati nel 2013 sono pari alla cifra monstre di 84 miliardi di euro per un incremento del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L'Italia deve contrastare:

"una zona grigia di operatori finanziari disponibili a rendersi strumento del riciclaggio"

ha aggiunto il direttore della Uif che ha sollecitato anche una riforma delle leggi italiane la quali:

"in contrasto con gli standard internazionali e comunitari, non prevedono l'accesso della stessa unità ai dati investigativi e giudiziari".

L'Unità di informazione finanziaria di Bankitalia deve ricorrere alle ispezioni per verificare il rispetto degli obblighi di segnalazione delle operazioni sospette.

Ispezioni e controlli che evidenziano il massiccio utilizzo di finanza creativa per camuffare la corruzione. Per dissimulare l'identità degli effettivi titolari si ricorre a strumenti di investimento innovativi, mandati fiduciari e a catene societarie molto complesse, con ramificazioni internazionali e l'utilizzo di trust.

E in tema di riciclaggio è di poco fa una dichiarazione del procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli che rilancia l’attenzione sui bitcoin, la moneta virtuale usata per le transazioni online:

non offre chiarezza nella tracciabilità e può essere strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie e per traffici illeciti.

Il pg di Roma spiega che:

In caso di trasferimento di bitcoin non vi è garanzia di poter individuare l’identità reale delle persone coinvolte nelle operazioni e, in particolare, del nuovo proprietario, identificato da un codice numerico Il sistema (...) potrebbe anche comportare per la collettività nuove interessanti prospettive, la cui legittimità, però, sembra sollecitare adeguati interventi normativi che mettano al riparo gli operatori da forme di incertezza e scarsa visibilità, che troppo spesso non sono solo fenomeni di scarsa attenzione o trascuratezza, ma di sapiente orchestrazione criminale.

Del resto di recente anche l’Eba, l’autorità bancaria europea, ha ammonito: gli istituti di credito non dovrebbero acquistare, detenere o vendere le monete virtuali, prima dell’entrata in vigore di un regime regolatorio proposto dalla stessa autorità europea.

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