Spending review (ma senza Cottarelli): il governo a caccia di 20 miliardi?

Carlo Cottarelli se ne va, ma è Renzi a dargli il benservito. E ora il governo cerca 20 miliardi entro ottobre

E' vero quanto dice Matteo Renzi quando, dai microfoni della direzione PD di venerdì scorso in diretta streaming, ha annunciato:

"La spending review si fa anche senza Cottarelli."

rassicurando sui conti, rinsaldando le fila degli accordi politici (con Forza Italia) e lasciando ad altri (il ministro Giarda, ad esempio) il gravoso compito di allontanare Cottarelli dall'area governativa, tramite dichiarazioni stampa.

Il problema è che ora il governo si trova di fronte a una duplice, ulteriore, sfida: non cedere di un millimetro sulla spending review (che pure è necessaria nel Paese degli sprechi) e cercare di far quadrare le promesse contenute nel decreto PA. La Ragioneria dello Stato infatti, scrive Repubblica oggi, non ha dato il via libera a due punti del decreto, sul pensionamento di 4.000 insegnanti con le norme, pre-Fornero, di "quota 96" (costo nel 2014 circa 50 milioni) e sull'anticipo del pensionamento dei professori universitari da 70 a 68 anni (costo un centinaio di milioni).

Mancano le coperture, spiegano ai ministri i ragionieri dello Stato: il governo ora però si trova di fronte a un bivio agostano importante (anticipare la manovra economica o meno) e il ministro per la Semplificazione Marianna Madia e il viceministro dell'Economia Enrico Morando sarebbero già al lavoro su un piano d'emergenza per il 2015.

Le promesse sull'allargamento del bonus da 80 euro ad altre categorie di lavoratori che rischiano di infrangersi sul muro delle promesse politiche, le coperture per la Cig, lo "sblocca-Italia" così pomposamente presentato, sono molti gli spigoli contro i quali la nave del governo rischia di sbattere: il quotidiano del Gruppo Espresso quantifica in 20 miliardi il tesoro da trovare dai cercatori di Matteo Renzi.

Scrive Repubblica:

"Da trovare ci sono infatti i 7-10 miliardi per il rinnovo del bonus Irpef da 80 euro per il 2015, i 4 miliardi di spese indifferibili (Cig in deroga, 5 per mille, missioni militari ed altro), i 4 miliardi di tagli alle spese postati sul 2015 dal governo Letta che dovranno essere trovati, pena l'entrata in funzione della clausola di salvaguardia con relativo taglio lineare delle agevolazioni fiscali. Infine 2-3 miliardi dovranno servire per proseguire nella correzione del deficit. In tutto una ventina di miliardi."

Una sfida non facile per il governo dei rottamatori.

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