Crisi: 4.044 imprese fallite nel 2° semestre dell'anno

Unioncamere: default +15% rispetto al 2013. Il 25% riguarda negozi e attività commerciali.

Mentre il governo promuove ottimismo a piene mani e accusa chi disturba il conducente di disfattismo, ci pensano i numeri e le statistiche a fotografare la cruda realtà. Nel secondo trimestre del 2014 le imprese che in Italia hanno aperto una procedura fallimentare sono state 4.044, in aumento del 15,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso secondo i dati diffusi da Unioncamere.

Gli ultimissimi indicatori macroeconimici - dal tasso di (non) crescita a quello di disoccupazione fino alla fiducia dei consumatori - rispecchiano la situazione che sta vivendo il Paese, unica economia tra le principali dell'eurozona che non riesce a tirarsi fuori dalle secche di una crisi che sembra insormontabile.

Secondo Unioncamere il numero totale dei default aziendali avviati nella prima metà del 2014 supera i 7.600 casi, con un incremento del 18,5% rispetto al primo semestre del 2013.

Nel dettaglio, la stragrande maggioranza delle procedure di fallimento, oltre il 77%, ha riguardato le società di capitale, comparto in cui la moria di imprese continua a crescere con ritmi più elevati (+20,8%) rispetto a quelli osservati per le società di persone (+12,9%) e per le altre forme giuridiche societarie (+18,5%).

Il 25% dei fallimenti registrati nel secondo trimestre riguarda le attività commerciali, in numeri assoluti si tratta di 1.015 casi, per un aumento del 29% sull'anno scorso. Seguono il settore delle costruzioni con 842 casi, il 12,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2013, e la manifattura, con 800 fallimenti, cioè l'8% in più nel confronto con 12 mesi fa.

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