Stime Istat: l'Italia a crescita zero. Rischio recessione

Per l'Italia c'è il rischio di sforare il Fiscal compact europeo

Domani è il giorno fatidico in cui l'Istat comunicherà la variazione del Pil nel secondo trimestre 2014, e a quel punto si avrà una stima più accurata di quale sarà la crescita (e se ci sarà crescita) alla fine dell'anno. E l'attesa è tanta, perché se, per il secondo trimestre di fila, ci sarà una flessione, anche solo dello 0,1%, l'Italia finirà in recessione tecnica.

Lo staff di Palazzo Chigi ha già rivisto al ribasso le stime precedenti, che ora si attestano tra il -0,1% e un +0,1%. Ma quello che attende il governo, se tutte le stime negative saranno confermate, è una sfida ben più difficile che non rivedere qualche percentuale. Tutto il Def, il documento di programmazione economica, si basava sulla previsione di una crescita del Pil alla fine del 2014, crescita che le stile più ottimistiche vedevano al +0,8%.

Ormai è chiaro che quella cifra non si raggiungerà, ma bisogna ancora capire di quanto sarà mancata. Se cioè la seconda metà dell'anno vedrà una ripresa, più timida del previsto ma comunque ripresa, tanto da far guardare al futuro con maggior fiducia, o se verrà confermata la palude in cui versa l'economia italiana, a dispetto dei tanti annunci e degli sforzi fatti per non aggravare la situazione fiscale.

Se quelle stime su cui si fonda il Def dovessero essere mancate di molto, allora si aprirebbero due fronti per il governo: il primo è quello di una manovra correttiva d'autunno, che tutti ormai danno per scontata e di cui manca solo l'importo. Il secondo è quello europeo, ovvero il rapporto deficit-Pil che le stile del Def davano al 2,6%, sotto il 3% dei patti con l'Ue, ma a Bruxelles ora potrebbero chiedere maggiori rassicurazioni. E l'Italia rischia di saltare il pareggio di bilancio e di sforare il Fiscal compact.

Pier Carlo Padoan - Ecofin - Tobin Tax

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