Il governo Renzi sta per lanciare una patrimoniale?

L'indiscrezione del Manifesto. In arrivo anche un taglio alle pensioni "d'oro".

Il bonus di 80 euro non ha rilanciato la crescita e i conti per quanto riguarda le casse dello Stato non tornano. Per questo stanno iniziando a circolare voci di ogni tipo sui provvedimenti che il governo Renzi dovrà immediatamente prendere per evitare che i numeri vadano fuori controllo: una manovra bis (esclusa più volte, ma si vedrà), tagli a pensioni e detrazioni fiscali e, da ultima, una patrimoniale. Un modo per reperire soldi facilmente con un provvedimento che l'ala sinistra del Pd ha richiesto per lungo tempo quando al governo c'era Monti, dopodiché se n'è parlato ben poco e ancor meno si è fatto.

A parlare della possibile patrimoniale è Il Manifesto:

La seconda tro­vata potrebbe essere smer­ciata come una sorta di patri­mo­niale, tanto per accon­ten­tare l’ala sini­stra dell’elettorato ren­ziano. Ma sarebbe una patri­mo­niale per modo di dire, dal momento che ver­rebbe misu­rata sui nuovi cata­sti e quindi, ancora una volta, col­pi­rebbe, insieme ai più abbienti, la ster­mi­nata massa dei pic­coli pro­prie­tari. Con la dif­fe­renza che per i primi, che pure se ne lamen­te­reb­bero a voce stre­pi­tante, il colpo sarebbe lieve, per i secondi esiziale.

La patrimoniale è un’imposta che non grava su di un flusso di ricchezza che si verifica in un certo periodo di tempo (come avviene con l’Irpef, che tassa il reddito percepito ogni anno), bensì su di una disponibilità di ricchezza accumulata anche nell’arco di intere generazioni, tra queste ricchezze c'è ovviamente la casa, rivalutata in seguito alla imminente riforma del catasto. Nel suo pezzo, Andrea Colombo parla della patrimoniale come della "seconda trovata" del governo Renzi, perché la prima e più importante sarebbe invece una bella sforbiciata alle pensioni più alte, provvedimento del quale si parla con insistenza da qualche tempo. In questo caso, a essere colpite sarebbero le pensioni al di sopra dei tremila euro:

Cir­cola impe­tuo­sa­mente l’ipotesi di un nuovo inter­vento sulle pen­sioni. Non una riforma che toc­chi per l’ennesima volta quelle future, però: lì la spu­gna è già stata striz­zata sino all’ultima goc­cia. Piut­to­sto quelle già ero­gate, con­si­de­rate troppo esose per­ché misu­rate con l’obsoleto sistema retri­bu­tivo invece che con­tri­bu­tivo. In sol­doni, un taglio delle pen­sioni «troppo» alte, incluse natu­ral­mente quelle di rever­si­bi­lità a par­tire dai 3mila euro lordi. Dire lacrime e san­gue, se l’ideuzza diven­tasse pro­getto di legge, sarebbe ancora poco.

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