Eurozona in crisi: Pil Germania -0,2%, economia ferma in Francia

Sotto accusa il modello economico tedesco, troppo sbilanciato sul fronte delle esportazioni e troppo debole per quel che riguarda la domanda domestica.

Dopo quasi due anni di crescita continua la locomotiva del vecchio continente frena la sua corsa: l'economia della Germania registra a sorpresa una contrazione dello 0,2% nel secondo trimestre dell'anno su base destagionalizzata rispetto ai tre mesi precedenti quando il prodotto interno lordo era salito dello 0,7%. Le previsioni più pessimistiche indicavano una possibile flessione del pil tedesco del -0,1%.

Su base annuale il Pil tedesco risulta in crescita dell'1,2%. La flessione del prodotto interno lordo è soprattutto legata al commercio estero e agli investimenti, specie nell'edilizia. In un'eurozona ancora alle prese con la crisi e sull'orlo della deflazione anche la Germania ha difficoltà ad esportare.

Del resto gli ultimi indicatori macroeconomici relativi all'economia tedesca, come l'indice Zew sulla fiducia degli analisti e Ifo sulla fiducia delle imprese, fanno presagire un indebolimento e dell'attività economica nei prossimi mesi, così come i recenti dati su ordini e produzione industriale.

Senza contare che la battaglia di sanzioni economiche tra Russia e Occidente, derivanti dalla crisi Ucraina, mineranno le esportazioni tedesche verso Mosca, pari a 36 miliardi di euro nel 2013.

E non va meglio per un altro grande Paese europeo: la Francia sempre nel secondo trimestre del 2014 mostra crescita zero. Il ministro delle finanze francese Michel Sapin a Le Monde dice che:

"il paese rallenta e non raggiungeremo l'obiettivo dell'1% previsto tre mesi fa. Quest'anno la crescita della Francia sarà intorno allo 0,50% e niente ci autorizza a prevedere, al momento, una crescita di molto superiore all'1% nel 2015"

L'Italia invece com'è noto può dirsi tecnicamente in recessione, dopo due trimestri consecutivi di pil negativo.

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