Fisco: ecco la stangata di fine agosto, imposte per 29 miliardi

Selva di scadenze fiscali per aziende e autonomi. La Cgia di Mestre: "gli italiani sono tra i contribuenti più tartassati d'Europa".

Imprese e lavoratori autonomi entro la fine di agosto 2014 verseranno oltre 29 miliardi di euro di imposte, al netto dei contributi previdenziali, per qulla che si annuncia come una vera e propria stangata sul fronte della tassazione.

L'Ufficio studi della Cgia di Mestre nel suo studio pubblicato oggi spiega che a pesare di più sui contribuenti sarà il versamento dell'Iva, con un gettito derivante da questa imposta superiore ai 13 miliardi di euro. Subito dopo ci sono le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori versate dai datori di lavoro, per 7,6 miliardi di euro, e il pagamento del saldo e dell'acconto Irpef, per un gettito di 2,45 miliardi.

Dal pagamento dell'addizionale Irpef il fisco incasserà 1,7 miliardi, mentre dall'Irap e dall'Ires altri 3 miliardi di euro. I lavoratori autonomi poi dovranno versare le loro ritenute Irpef per un importo che si aggirerà sugli 1,3 miliardi di euro.

Le principali scadenze fiscali-contributive di questo mese di agosto sono 11, 7 entro il 20 di agosto, una entro il 25 agosto e 3 entro il 31 agosto (in quest'ultimo caso con slittamento all'1 settembre perché il 31 è domenica).

"Anche in vista delle scadenze fiscali di agosto molti italiani sono stati costretti ad accorciare le vacanze o, nella peggiore delle ipotesi, a starsene a casa. A settembre, poi, non è detto che tutte le attività riaprano i cancelli. In attesa di tempi migliori, imprese e famiglie hanno deciso di risparmiare. In definitiva, la paura del futuro sta condizionando gli italiani che in questo momento di difficoltà hanno solo una certezza: onorare un fisco sempre più esoso"

commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia.

Dall'associazione artigiani e piccole imprese di Mestre si spiega ancora che:

"in prospettiva il carico fiscale che grava sui contribuenti italiani potrebbe addirittura aumentare. Nel 2015 il Governo ha deciso di tagliare la spesa pubblica di 17 miliardi di euro, con un impegno minimo da raggiungere che non potrà essere inferiore ai 4,4 miliardi di euro. Nel caso il Governo non sia in grado di centrare questo obbiettivo minimo, scatterà la cosiddetta 'clausola di salvaguardia'. In altre parole, come ha confermato nei giorni scorsi il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, a fronte del mancato taglio della spesa, i contribuenti saranno chiamati a sopportare un aggravio fiscale di 3 miliardi di euro, a seguito della riduzione delle agevolazioni/detrazioni fiscali e all'aumento delle aliquote, mentre i ministeri dovranno tagliare la spesa per un importo di almeno 1,44 miliardi di euro".

Insomma:

"o si riesce a razionalizzare la spesa pubblica e a ridurre gli sprechi, gli sperperi e le inefficienze, altrimenti a pagare il conto saranno ancora una volta gli italiani che già ora sono tra i contribuenti più tartassati d'Europa"

conclude Bortolussi.

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