Mobbing: il risarcimento è esentasse

Mobbing Un fenomeno impalpabile ma non per questo metafisico quello che porta lavoratori e lavoratrici vittime di esclusione sociale e angherie di ogni tipo sull'orlo della disperazione. Il mobbing rimane comunque di difficile monitoraggio e per questo difficilmente debellabile. Nel nostro paese si registrano diverse sottospecie del mobbing, comunque definite come atti e comportamenti discriminatori che si caratterizzano come una vera e propria forma di persecuzione psicologica o di violenza morale operata da colleghi e superiori. Come poi si concretizzi questa "persecuzione psicologica" è di dubbia interpretazione. Si può infatti, secondo le attuali disposizioni legislative (legge n. 215 e 216 del 2003), denunciare un proprio collega per calunnie sistematiche (labile il confine tra scherzo e calunnia) o un proprio superiore per critiche immotivate ed esclusione, stante l'improbabile dimostrazione la marginalizzazione sociale operata sull'ambiente di lavoro.

Secondo le statistiche dell'European fundation for the improvement of living and working conditions (un'istituzione dell'Unione Europea), in Italia la prevalenza del fenomeno tra i lavoratori è del 4,2% ossia tra le 800.000 ÷ 1.000.000 di persone coinvolte (dati 1996 - 1997). Una ricerca condotta nel 2000, sempre in Italia, nell'ambito delle istituzioni bancarie, ha rilevato una prevalenza del 18%. Attualmente in Italia si parla di circa 1,5 milioni di lavoratori interessati dal fenomeno mobbing.

L'INAIL aveva al 2005 nei suoi archivi 109 casi di cui 15 ritenuti indennizzabili ed erano state in tutto emanate 12 sentenze inerenti il mobbing. Questi numeri evidenziano che è indispensabile una legge che definisca il fenomeno con esattezza.
L'Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro comunica che si registra una ampia variazione della prevalenza segnalata del mobbing nei vari stati membri dell'Unione Europea. E' ipotizzabile che queste differenze non dipendano soltanto da differenze nel verificarsi del fenomeno, bensì anche a differenze culturali nell'attenzione dedicata al mobbing ed alla sua conseguente segnalazione. (v. sito UGL).

Da oggi però c'è una buona notizia. Grazie al polverone suscitato dalle due sentenze consecutive della Cassazione (n. 2311 e 2046) si fa chiarezza sul risarcimento per danni psico-fisici causati da atteggiamenti di emarginazione e violenza in ufficio. La somma dovuta ad indennizzo di eventuali menomazioni prisco-fisiche causate non è infatti annoverabile tra le fonti di reddito e pertanto non soggetta a tassazione. Si tratterebbe quindi a tutti gli effetti di un risarcimento per danni non patrimoniali.

Per un chiaro quadro normativo sul fenomeno consultare il sito Diritto.it

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