UE, Katainen: nuovo slancio per gli investimenti ma senza aumentare il debito

Il commissario UE agli affari economici Jyrki Katainen in audizione di fronte al Parlamento europeo.

Dopo gli annunci non seguiti dai fatti del premier italiano Matteo Renzi sulla necessità di far cambiare passo all'Europa in tema di vincoli di bilancio - e mentre c'è chi senza annunci fa i fatti, vedi la Francia che sforerà il 3% del rapporto deficit-pil fino al 2016 - ci pensa il vicepresidente designato della Commissione UE con delega a crescita e investimenti, nonché attuale commissario agli Affari economici Jyrki Katainen a dettare la linea:

"È necessario un rinnovato slancio per crescita e occupazione attraverso gli investimenti, ma senza creare nuovo debito. Ci serve una mobilitazione del settore pubblico e privato senza precedenti sul pacchetto da 300 miliardi di euro di investimenti"

ha detto Katainen questa mattina in audizione di fronte al Parlamento europeo.

Per aumentare la competitività e stimolare gli investimenti la nuova Commissione europea aveva preso l'impegno di presentare nei primi tre mesi dal suo insediamento un pacchetto per il lavoro e la crescita che attraverso la Bei (Banca europea per gli investimenti) e il bilancio europeo dovrebbe muovere appunto fino a 300 miliardi in tre anni.

Soprattutto sarà importante, ha aggiunto Katainen:

"la quantità è la qualità degli investimenti, abbiamo bisogno di veri investimenti per supportare la crescita. (...) bisogna usare in modo intelligente i fondi del bilancio Ue".

Il commissario agli Affari economici ha poi detto che i fondi pubblici potranno servire per progetti a lungo termine o per catalizzare investimenti privati ma che se si incrementa ancora il debito per fare degli investimenti:

"mettiamo a rischio la ripresa e io non voglio incorrere in questo rischio".

Tradotto: la ricetta della commissione europea non cambia, l'austerità rimane in sostanza la via maestra, anche se ha portato il Vecchio continente sull'orlo della deflazione. Intanto il semestre italiano di presidenza dell'Unione scorre via senza colpo ferire, altro che il cambio di rotta promesso dal presidente del Consiglio Renzi.

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