Le tasse sull'alcolico biondo che fanno impazzire il mondo

Produzione di birra casalinga Sempre più salata la rinfrescante bibita bionda da bancone sembra non piacere alle tasche dei birrofili, a cui non va giù la "frizzante" politica fiscale applicata alla bevanda al malto più famosa al mondo. Una linea dura quella adottata dalla politica Europea contro gli alcolici che ha portato negli ultimi anni all'applicazione di severe gabelle sulla produzione che sembrano danneggiare più i consumi che non gli abusi.

I recenti inasprimenti applicati dall'Erario nel nostro paese, in recepimento di direttive UE, hanno infatti causato spiacevoli rincari nell'ordine del 68% portando l'Italia ai primi posti in Europa per tassazione sulla produzione (2 -3 volte superiore alla Germania e Spagna).
Con il 1 gennaio 2006 l'aliquota di imposta è infatti passata da 1,97 a 2,35 Euro per ettolitro grado pesando su un birra media a prezzo medio per 25-30 centesimi.
Tra gli aumenti applicati nel 2005 e il alle casse dello stato sono arrivati 375 milioni di Euro nel 2005, cresciuti di ulteriori 25 milioni nel 2006. Un prodotto soggetto all'effetto moltiplicatore la birra che matura un prezzo al consumo 10-15 volte più alto rispetto al costo di produzione.
Eppure, il consumo della bionda resta più o meno stabile (+0,8%): nel 2005 gli italiani hanno bevuto in media 29,7 litri a testa (29,6litri nel 2004).

L'indagine di Assobirra sui consumi evidenzia come gli estimatori del nettare al luppolo non siano particolarmente influenzati, sebbene comunque irritati, dall'aumento delle accise. Risulta infatti che a fronte di aumenti di prezzo non sia diminuito il consumo negli ultimi anni che anzi prevede per il 2007 un aumento di 18 milioni di ettolitri.

Sebbene la bibita al boccale non abbia subito danni significativi nel consumo chi sembra danneggiato sono proprio i produttori sempre più minacciati dall'import di bollicine oltrefrontiera con un calo della produzione registrato nell'ordine di 12,79 milioni di ettolitri.

Il made in Italy esportato e prodotto nei 16 stabilimenti italiani, con 25 mila addetti, è pari a 716 mila ettolitri: rispetto al 2004 in calo del 15%.
Il principale cliente è il Regno Unito, che nel 2005 ha acquistato 234 mila ettolitri mentre il secondo paese importatore di birra italiana sono gli Stati Uniti con 55.432 ettolitri (+41% rispetto al 2004) (v. articolo).

Mentre nella vecchia Europa si associa la birra ad una alimentazione squilibrata e a continui sinistri stradali nella civile America si sta promuovendo la produzione casalinga di bibite al luppolo con una macchina che a soli 85 dollari permette la creazione di una spumeggiante bionda artigianale.
Basta riempire la macchina con dell'acqua, versare il contenuto della miscela inclusa nella confezione, attendere dai 7 ai 10 giorni ed il gioco è fatto. In Inghilterra hanno anche dato un nome a questo nuovo hobby di produrre in modo casereccio la birra in casa: "homebrewing"(v. articolo). Per la ricetta vi consigliamo il sito di Mondobirra.

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