Mutuo e sconti fiscali: la legge di stabilità azzera le altre detrazioni

Per chi ha un mutuo casa tutti gli altri sconti fiscali saranno azzerati. È il risultato della combinazione delle nuove franchigie e del nuovo tetto introdotti dalla bozza di legge di stabilità. Secondo il testo dell’esecutivo dall’anno nuovo chi usufruisce del bonus legato all'acquisto della prima casa non potrà beneficiare di altri sconti fiscali.

Già, perché il ddl stabilità fissa per i contribuenti con redditi superiori ai 15mila euro due nuovi paletti per la quasi totalità delle detrazioni: una franchigia di 250 euro e un tetto di 3mila euro. I contribuenti possono insomma detrarre spese superiori solo a 250 euro per un massimo di 3mila euro.

Gli interessi sui mutui per la prima casa superano da soli tale soglia e quindi un milione di italiani nella prossima dichiarazione Irpef possono dire addio alle altre detrazioni .

Il nuovo limite di 3mila euro riguarda infatti tutte le spese che la legge consente di detrarre al 19%, come quelle per la scuola, per lo sport, per i primi assicurativi, per l’affitto del figlio universitario fuori sede, per il cane che assiste i ciechi, etc.

Per il momento a essere esentate dal tetto sono solo le spese sanitarie. Finora gli interessi passivi sui mutui si detraevano al 19% con un tetto di 4mila euro, massimo 760 euro insomma; adesso al tetto di 3mila è associata la franchigia di 250 e dunque la detrazione scende fino a 570 euro.

Sull’aumento dell’IVA, che dovrebbe scattare a luglio prossimo, ieri il ministro dell’Economia Vittorio Grilli aveva detto "mai dire mai". Nello stesso modo si era detto disponibile a cambiamenti che evitino il taglio delle detrazioni e deduzioni fiscali, ma serve un miliardo per farlo.

L’aumento dell’IVA di un punto (dal 10 all'11% e dal 21 al 22%) costerà agli italiani 3,28 miliardi di euro con ricadute disastrose sui consumi secondo le associazioni di categoria e dei consumatori.

Il responsabile economico del Pd Stefano Fassina osserva:

La franchigia di 250 euro sulle detrazioni colpisce i contribuenti con minori oneri detraibili, ossia quelli a reddito più basso. In sintesi, pensionati con meno di 1.000 euro al mese di pensione, disoccupati, esodati e tutte le famiglie con redditi inferiori ai 30.000 euro all'anno pagheranno circa 200 euro all'anno di maggiore Iva. Per 9 milioni di persone non vi sarà alcuna riduzione dell'Irpef in quanto sono incapienti, ossia hanno un reddito al di sotto della soglia Irpef.

E ancora:

Per altri 20 milioni, la minore Irpef non compensa la maggiore Iva. E quale senso di responsabilità dimostra un governo che ammette l'errore della retroattività della riduzione delle detrazioni e scarica sul Parlamento l'onere di recuperare un paio di miliardi di euro per correggere? Infine, il brutale innalzamento dell'Iva sui servizi prestati dalle cooperative sociali.

L'esame del ddl stabilità è programmato in aula a Montecitorio per il 12 novembre.

Foto © Getty Images

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