Revisione del Pil: l'Ue chiede 340 milioni all'Italia e 2 miliardi al Regno Unito. Cameron: "Non paghiamo"

Il ricalcolo del Pil dal 1995 al 2013 mette nei guai l'Italia

Aggiornamento 15:00 - David Cameron è furibondo per la richiesta di 2 miliardi presentata dalla Ue e via Twitter fa sapere che non ha intenzione di pagare:

I'm angry at the sudden presentation of a €2bn bill to the UK by the EU. It's an appalling way to behave and I won't be paying it on Dec 1st

Sono arrabbiato per l'improvvisa presentazione di un conto da 2 miliardi di € al Regno Unito dalla Ue. È un modo di comportarsi spaventoso e non pagherò il 1 dicembre

Dopo gli scontri di ieri per la lettera della Commissione europea al Ministero dell'Economia, oggi arriva un'altra grana per il governo italiano, che sicuramente non migliorerà i rapporti con l'Unione Europea.

Il Financial Times di oggi riporta infatti un documento di Bruxelles in cui vengono riviste le quote di contribuzione Iva in base al ricalcolo del Pil fino al 2013. In base a questa revisione del prodotto interno lordo, il nostro paese dovrebbe versare 340 milioni di euro nelle casse dell'Unione europea entro il primo dicembre. Il condizionale è d'obbligo soprattutto sull'entità della cifra, che non è ancora definitiva e potrebbe essere oggetto di cambiamenti nei prossimi giorni.

L'Italia è comunque in buona compagnia, ed è andata molto peggio al Regno Unito, che si è visto presentare un conto di 2,1 miliardi, pari a un quinto del suo intero saldo con Bruxelles. David Cameron ha promesso battaglia e chiesto una riunione d'urgenza. È andata bene invece alla Francia, che dovrà ricevere dall'Ue 1 miliardo di euro, e alla Germania che riceverà 780 milioni.

La notizia è arrivata nel bel mezzo del vertice Ue, e a quanto pare già stamattina David Cameron ha respinto l'idea di versare altri soldi nel bilancio dell'Unione, spalleggiato da Matteo Renzi e dal premier olandese Rutte. Favorevoli al versamento, ovviamente, Francia e Germania che ne sarebbero i maggiori beneficiari. Il ricalcolo, per l'Italia, riguarda il Pil e i relativi contributi Iva dal 1995 al 2013.

Fiducia eurozona settembre

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