Dalla banca alla borsa dei poveri: i nuovi orizzonti del microcredito

Microcredito alla Yunus L'aveva detto, lui, che il modello di impresa sociale sarebbe stato destinato ad una rapida evoluzione … in effetti i poveri potrebbero non a torto rappresentare la risorsa del futuro o almeno è quanto fin qui il microcredito del premio nobel indiano ci ha dimostrato. I 23 mila impiegati della sua struttura creditizia (la Grameen Bank) che effettuano il servizio porta-a-porta veicolano prestiti in media di 130 dollari per un totale annuo di mezzo miliardo di dollari con tassi di interesse sui prestiti compresi tra lo 0 (mendicanti) e il 10% (prestatori ordinari).
Dal 1976 ad oggi la sua Banca del Villaggio (Grameen Bank) ha infatti totalizzato un capitale di 6 miliardi, il cui tasso di rientro per i prestiti supera il 99%.

Di chi stiamo parlando? Del "banchiere dei poveri" che pensa da ricco nonchè premio Nobel, Muhammad Yunus, che nel suo intervento all'Università Roma Tre nella capitale afferma:
"Dai primi 42 poveri che ho aiutato, personalmente, spendendo in tutto 27 dollari, oggi, a distanza di 30 anni, la Grameen Bank garantisce crediti a 7 milioni di persone, il 97% delle quali sono donne che vivono in 73.000 villaggi in Bangladesh. E altri progetti, di sostegno alla creazione di banche etiche, sono in corso in Zambia, Costarica, Guatemala, Cina, Bosnia e anche in Kosovo, dove per la prima volta siamo stati invitati dalla italiana Missione Arcobaleno" (v. articolo).

Ha ridato dignità e speranza ad una classe sociale (circa 6 milioni di famiglie) che in India aveva davvero poche prospettive di crescita visto il rigido sistema delle caste ed ora punta ad allargare questo modello di "social business". Dopo aver valicato i confini nazionali di 100 paesi il modello del microcredito continua la sua marcia trionfale verso nuovi orizzonti. Si profila infatti la creazione di una vera e propria Borsa dove si potranno quotare esclusivamente le imprese che non massimizzino profitti, non distribuiscano dividendi né registrino perdite ma si concentrino sull'assistenza ai poveri ed in particolare donne e bambini.

Come pensa di riformare il consolidato sistema capitalistico con un modello sociale? Attraverso la creazione di agenzie di rating, coniando nuove terminologie, definizioni, indicatori di impatto. Nel cassetto anche il progetto del Social Wall Street Journal accanto a scuole e università che insegnino a mettere su e gestire imprese sociali. Non ultimo, il sogno di creare una Borsa sociale.

Il disequilibrio socio-economico non è però prerogativa del solo mondo in via di sviluppo, anche il Vecchio continente ne è infatti pesantemente affetto e non a caso il modello di banca etica ha preso piede anche qui: l'Italia rappresenta poco più del 20% dei programmi microcreditizi attivati in Europa con un numero di beneficiari (350 circa) pari all'1% della quota continentale. Le stime ufficiali del Bollettino statistico di Banca d'Italia certificano come tra il 2001 e il 2005 siano stati erogati nel nostro Paese circa 550 mila euro in microcrediti, con una presenza sul territorio nazionale che non ha nulla a che vedere con quella del sistema creditizio classico. Ma certamente si potrebbe fare di più.

Prende quota anche nel mondo digitale il microcredito alla Yunus che con il nuovo sito Kiva.org che dà la possibilità ai piccoli imprenditori operativi in territori "svantaggiati" di reperire risorse in rete. Si tratta di un vero e proprio marketplace in cui vengono esposti progetti con foto e indicazioni dettagliate, alla ricerca di finanziatori.
Un ponte virtuale tra Nord e sud del mondo che si pone il grande obiettivo di annullare le disparità con un'allocazione efficiente ed equa delle risorse. La richiesta di prestito (da restituire poi negli anni in piccolissime rate con interessi molto bassi) è irrisoria per un'occidentale medio.
Ad esempio in questo momento un allevatore del Mozambico cerca solo mille dollari per aumentare il numero di polli della sua fattoria che va avanti da generazioni. Ma c'è anche Pamela dal Kenya che chiede solo 225 dollari per affrontare le spese universitarie della figlia. Tutti "restituiranno" il prestito in 18 mesi. E' inoltre sicuramente un modo molto più proficuo di fare beneficenza: chi "presta" i soldi sa a chi andranno personalmente e non c'è quindi alcun intermediario. (v. articolo)

Per il dove, come e quanto del microcredito nel nostro paese consultare il sito di Osservatorio Finanziario.

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