Esuberi dipendenti Province: individuazione e numeri entro il 31 marzo

Per fine mese bisogna individuare il personale provinciale oggetto di esubero, ma le regioni non hanno ancora definito il ricollocamente delle funzioni che erano svolte dalle province. Riforma Delrio nel caos?

Gli esuberi dei dipendenti delle province nel caos dopo la loro trasformazione in enti di 2° livello e la creazione delle città metropolitane. Mancano appena un paio di giorni alla scadenza del 31 marzo entro la quale gli enti di area vasta devono fornire numeri esatti individuando il personale provinciale oggetto al ricollocamento come conseguenza della riforma Delrio.

Le regioni però non sono per niente pronte, navigano ancora a vista, avendo ritardato nel definire le funzioni che dalle province saranno indirizzate verso altri livelli di governo locale, quindi il rischio, come osserva ItaliaOggi, è che:

"il monitoraggio sui dipendenti in sovrannumero che inevitabilmente verrà attuato al buio. Ossia applicando le rigide percentuali di taglio degli organici imposte dalla legge 190/2014 (50% per le province, 30% per le città metropolitane) senza però un reale legame tra personale e funzioni"

Infatti nel momento in cui i presidenti delle regioni delibereranno sulla nuova ripartizione delle funzioni (ex) provinciali, gli enti di vasta area potrebbero scoprire di aver ritenuto come personale in esubero dipendenti invece necessari alla gestione di compiti che le regioni non vogliono prendere in carico.

Esuberi dipendenti Province: ricollocamenti in stand-by

La gestione degli esuberi dei dipendenti delle province, dopo la riforma del governo Renzi, non sembra una priorità dell'esecutivo. ItaliaOggi accende il faro sulla questione spiegando che lo Stato continua a dimenticare che:

la priorità che nei processi di assunzione va data al ricollocamento dei dipendenti provinciali. Dopo il bando di mobilità per 1031 posti del ministero della giustizia, modificato nei giorni scorsi, che aveva infiammato la polemica tra il ministro della pubblica amministrazione, Marianna Madia e il Guardasigilli Andrea Orlando è l’Agenzia delle entrate a porsi potenzialmente in contrasto con le disposizioni dell’articolo 1, comma 425, della legge di stabilità, indicendo un concorso pubblico per l’assunzione a tempo indeterminato di 892 funzionari

L’articolo 1 della sopracitata legge dice che le agenzie governative, come Demanio, Dogane e naturalmente Entrate, fanno parte delle amministrazioni statali cui le norme impongono di comunicare al Dipartimento della funzione pubblica risorse e posti disponibili per la ricollocazione, precisando che:

«nelle more del completamento del procedimento di cui al presente comma alle amministrazioni è fatto divieto di effettuare assunzioni a tempo indeterminato. Le assunzioni effettuate in violazione del presente comma sono nulle».

Si potrebbe comunque obiettare che il bando di concorso in sé non costituirebbe una violazione della legge, la quale proibisce di assumere ma non di fare bandi per concorsi pubblici. Secondo questa interpretazione l’Agenzia delle Entrate come altre amministrazioni potrebbe indire i concorsi con la prospettiva di assumere nel 2017 e se le nuove assunzioni ricadessero sui budget del 2013 sarebbero del tutto legittime.

Province: per trasferire i dipendenti almeno 2 anni

16 dicembre 2014

Per i dipendenti delle province che in seguito alla trasformazione delle stesse in enti di secondo livello e l'istituzione delle città metropolitane, altra riforma-slogan del governo Renzi, devono essere ricollocati servono almeno due anni.

Nel frattempo che si aspetta il trasferimento verso altri enti del personale provinciale in questi 24 mesi (e forse oltre) le province dovranno continuare a sostenere il costo per i loro dipendenti, nonostante le limitazioni di spesa già operative imposte da Palazzo Chigi.

ItaliaOggi a fine novembre aveva anticipato i contenuti dell’emendamento 29810 al ddl stabilità presentato a Palazzo Madama che aveva il fine di fissare le regole per il trasferimento del personale delle province. Molto le conferme, fatta eccezione del prolungamento al 2018 dei requisiti per i pensionamenti precedenti alla riforma Fornero.

Emendamento dagli effetti paradossali, osserva oggi il citato quotidiano economico-finanziario. Presentato come strumento di attuazione dell'abolizione delle province:

"l'emendamento ne rappresenta in sostanza la violazione o l’abolizione. Infatti, mira a risolvere la questione del trasferimento del personale slegandolo totalmente dal processo di riordino delle funzioni avviato con gli osservatori nazionale e regionali, sul quale, per altro, le regioni sono estremamente indietro".

Nonostante le smentite di prassi e gli annunci demagogici del governo, tant'è.

L’emendamento tra l'altro non contempla le previsioni della legge 56 del 2014 in base alle quali il personale delle province trasferito dovrebbe aver riconosciuto il trattamento economico maturato fino ad allora in maniera che i nuovi enti di destinazione possano istituire fondi contrattuali «riservati».

Così facendo si apre una corsia che porta facilmente ai demansionamenti e alle riduzioni dei trattamenti economici per gli ex dipendenti delle province.

L'emendamento prevede che le assunzioni del personale delle ex province in esubero da parte di regioni e comuni non venga calcolato nel tetto della spesa per il personale previsto dall’articolo 1 della legge 296/2006, ma le assunzioni degli ex dipendenti influiranno comunque sui vincoli del patto di stabilità e sulle sostenibilità dei bilanci di regioni e comuni.

E e che la riforma Delrio sia un po' un pasticcio (anche a livello finanziario) lo dice pure il sindaco di Torino, esponente di spicco del PD nonché ex segretario dei DS, Piero Fassino secondo cui "le spese per le città metropolitane sono maggiori di quelle delle ex province” (nel video in alto). Altro che riordino del sistema delle province.

DElrio riforma province

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