Petrolio sotto i 45 dollari al barile

L'eccesso di offerta a livello mondiale paga la sterile ripresa economica. "L'Opec non è più in grado di continuare a proteggere un determinato prezzo". La strategia dell'Arabia Saudita contro gli idrocarburi non convenzionali prodotti negli USA.

Prezzo del Petrolio sempre in forte discesa sui mercati europei, dopo che nella mattinata in Asia ha già toccato i nuovi minimi da marzo 2009, sia per quanto riguarda il greggio statunitense Wti, quotato a 44,43 dollari al barile, sotto i 45, che per il petrolio Brent che si mantiene appena sopra i 45 dollari al barile (45,23). Il future del Wti in avvio di scambi in Europa mostra una flessione del 3,41% a 44,50 dollari al barile mentre il Brent è in calo del 4,20% a 45,44 dollari.

Il problema è sempre lo stesso: l'eccesso di offerta registrata a livello mondiale rispetto a una domanda che paga la sterile ripresa economica. Ieri la Banca d'affari Goldman Sachs aveva tagliato di circa la metà le sue precedenti stime sul prezzo del greggio per il 2015. Il Wti è dato ora a 41 dollari entro i prossimi tre mesi, a 39 dollari in sei mesi e dovrebbe rimbalzare in area 65 $ nel secondo semestre dell'anno.

Il ministro dell'energia degli Emirati Arabi Uniti, uno dei paesi membri dell'Opec, il cartello dei maggiori produttori mondiale di oro nero, ammette che l'organizzazione:

"non è più in grado di continuare a proteggere un determinato prezzo del petrolio. L'eccesso di offerta è arrivato principalmente dallo shale oil e ciò doveva essere corretto"

ha detto Suhail al-Mazrouei, intervenendo durante il Gulf Intelligence Eau Energy Forum.

Il ministro emiratino ha aggiunto che non ci sarà una nuova riunione dell'Opec prima del vertice previsto per giugno ma si è detto "preoccupato" per gli equilibri del mercato del petrolio sostenendo che l'Opec:

"non può essere in nessun caso essere l'unica parte responsabile. Stiamo dicendo ai mercati e agli altri produttori di essere razionali, di comportarsi come l'Opec e guardare alla crescita nel mercato"

Gli Emirati Arabi finora hanno spalleggiato l'Arabia Saudita nella decisione di lasciare la produzione di petrolio immutata (di non tagliarla come avrebbero voluto altri membri del cartello per far salire i prezzi) con il conseguente crollo delle quotazioni. Secondo molti analisti l'Arabia Saudita, primo produttore mondiale di petrolio, mira a ridimensionare il ruolo dei produttori statunitensi di shale oil, conservando al contempo le proprie quote sul mercato americano.

In soldoni, l'estrazione di shale oil necessita di investimenti che rischiano di diventare anti economici con un barile sceso ormai sotto quota 50 dollari, i produttori del Golfo Persico hanno infatti un punto di pareggio molto inferiore e potrebbero sopportare un crollo dei prezzi ancora più consistente.


Prezzi petrolio ai minimi

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