Articolo 18, Ichino contro Madia: "senza modifiche statali licenziabili"

Il ministro Madia: gli statali potranno sempre beneficiare della tutela reale, cioè il reintegro sul posto di lavoro a differenza dei privati. Ichino: "va modificato il Jobs act altrimenti sono licenziabili"

Reintegro al lavoro sempre possibile per gli statali in casi di licenziamento disciplinare illegittimo nella pubblica amministrazione. A differenza che nel privato il dipendente pubblico conserva il diritto al reintegro, anche dopo la (contro)riforma dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori che prevede, secondo il dettato del dlgs attuativo del Jobs act, il solo indennizzo economico per i dipendenti non statali in caso di licenziamento salvo il caso in cui il lavoratore privato riesca a dimostrare davanti a un giudice «l’insussistenza del fatto contestato».

Il privato solo così può ancora avere diritto al reintegro. Ieri il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia in commissione affari costituzionali del Senato ha fornito il chiarimento nell'ambito dell’esame della delega sulla riforma del settore pubblico.

I dipendenti statali potranno continuare a beneficiare della «tutela reale», appunto il reintegro automatico sul posto di lavoro. Secondo quanto detto dal ministro infatti «tra lavoro pubblico e privato ci sono delle differenze oggettive» quindi gli indennizzi verrebbero pagati «con i soldi di tutti» nel privato invece i costi sono a carico dei datori di lavoro. Ecco la giustificazione per il doppio binario con l'articolo 18 smantellato dolo per i dipendenti privati

Il pubblico impiego, bacino elettorale mica da ridere, rimane dunque privilegiato per voler del governo Renzi che con la prova di forza sull'articolo 18 ha fatto scendere sul piede di guerra i sindacati, esclusa la Cisl che sembra aver accettato senza colpo ferire i licenziamenti facili.

Madia ha perciò confermato che il governo di non vuole introdurre nessuna norma restrittiva in materia di licenziamenti nella legge delega ora in commissione a Palazza Madama dopo la battuta d'arresto dovuta all'accelerazione sulla riforma elettorale.

Entro oggi vanno depositati gli emendamenti che il relatore Giorgio Pagliari (Pd) metterà a punto con l'esecutivo ma appunto non dovrebbe esserci nessuna novità sulla disciplina dei licenziamenti, visto che le norme, secondo l'interpretazione della Madia, ci sono già e vanno solo applicate, sempre sulla via maestra della semplificazione: sì nel senso di semplificare le procedure per licenziare, monetizzandole.

Non la pensa proprio così però l'ex esponente del Pd e giuslavorista Pietro Ichino che sul suo blog scrive che senza modifiche al Jobs act gli statali sono pure licenziabili.

"Quel che afferma il ministro Madia - nel senso che la reintegrazione costituisce la regola generale in materia di licenziamenti nelle amministrazioni - corrisponde alla disciplina oggi applicabile che genera una situazione di sostanziale inamovibilità degli impiegati pubblici. Con danno non trascurabile per il contribuente: perché è "con i soldi di tutti" che si pagano gli stipendi a persone poco o male utilizzate in situazioni di eccedenze di organico, o a persone che meriterebbero di essere licenziate per negligenza grave o per mancanze ancora più gravi. Per fortuna, tra un mese entrerà in vigore un decreto contenente una nuova disciplina dei licenziamenti; se nel testo di quel decreto non verrà reinserito il comma che il Governo ha tolto il 24 scorso, che escludeva dal suo campo di applicazione il settore pubblico, la nuova disciplina si applicherà anche ai nuovi rapporti che si costituiranno da quel momento in poi nelle amministrazioni pubbliche"

dice l'attuale senatore di Scelta Civica. E ancora:

"Il ministro Madia farebbe bene a studiare un paio di emendamenti al disegno di legge sulle amministrazioni pubbliche che porta il suo nome, volti a creare un contesto di controlli, garanzie interne appropriate e incentivi efficaci, nel quale i dirigenti pubblici siano finalmente indotti a esercitare correttamente tutte le proprie prerogative manageriali nella gestione del personale. Perché con l`entrata in vigore della nuova disciplina non ci saranno più alibi per la loro inerzia"

aggiunge Ichino.

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