Popolari trasformate in Spa: il decreto banche è legge

Ok anche dal senato al dl che stabilisce per le maggiori banche popolari la trasformazione in società per azioni. Via il voto capitario, gli istituti saranno "scalabili" anche da gruppi esteri

Dopo il via libera del Senato alla fiducia posta dal governo sul decreto legge che obbliga le banche popolari con attivi maggiori di 8 miliardi a trasformarsi in Società per azioni (Spa) stamane i titoli degli istituti coinvolti sono in rialzo a Piazza Affari.

Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera, ora dopo l'ok anche di Palazzo Madama (155 voti a favore e 92 contrari) è legge dello Stato.

Alla borsa di Milano stamattina la migliore performance tra le popolari, poco dopo l'avvio delle contrattazioni, la fa segnare Bpm che sale dell'1,41% a 0,97 euro, seguita da Bper (+1,18%), Banco Popolare (+0,83%) e Ubi (+0,42%).

Pochi mossi gli altri big (non popolari) del comparto bancario con Monte dei Paschi di Siena che guadagna lo 0,64%, Intesa che sale dello 0,63% e Unicredit dello 0,16%. L'indice principale Ftse Mib gira in calo dello 0,14% a 23.301 punti.

Ora Entro 18 mesi le 10 maggiori banche popolari italiane dovranno diventare Spa. Le trasformazioni in Spa delle popolari, con la perdita del voto capitario (una testa un voto in assemblea) dovrebbero avvenire attraverso una serie di aggregazioni, le critiche al provvedimento comunque non mancano.

Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all'Università di Tor Vergata, primo firmatario di un manifesto di sostegno per Popolari con altri 162 economisti, a Repubblica.it dice:

Una volta a regime, un socio delle Popolari potrebbe decidere di far ricorso alla Corte Costituzionale. Lì si aprirebbe una partita difficile: già importanti giuristi riconoscono che il testo è in conflitto con la Costituzione, che prescrive alla Repubblica di riconoscere "la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità"

Quindi possibili provvedimenti di incostituzionalità del provvedimento, con eventuali ricadute:

sui mercati azionari e sulla stabilità delle banche

Bocchetti parla di un decisione politica a monte del dl:

che non trova riscontri nei dati e nelle migliori prassi degli altri Paesi.

Sull'abolizione del voto capitario il docente aggiunge che:

le prime 50 banche Ue con voto capitario hanno in media 122 miliardi di attivo, ben oltre il parametro che l'Italia vuole introdurre

E ancora:

se l'obiettivo è far ripartire l'erogazione del credito, con la norma si colpisce il settore che ha garantito le performance migliori durante gli anni della crisi economica.

L’unica correzione in corsa al dl del governo di riforma delle popolari è che le banche interessate durante l'assemblea che le trasformerà in Spa, potranno introdurre un limite all’esercizio del diritto di voto in assemblea, pari del 5%, tetto transitorio che se introdotto con questa maggioranza potrà durare fino a 2 anni.

Banche popolari trasformate in Spa dal governo

21 gennaio 2015
Le prime 10 banche popolari italiane devono trasformarsi in 18 mesi in Spa, per decreto di legge, nell'ambito dell'Investment compact. Il governo Renzi ieri ha approvato un intervento di riforma delle banche popolari, dopo il Consiglio dei Ministri il premier ha detto che:

"il sistema bancario italiano deve cambiare: abbiamo troppi banchieri e facciamo troppo poco credito".

A parte che non si capisce come basti trasformare le popolari in Società per azioni per ottenere più credito, l’obiettivo dichiarato è comunque quello di:

"rafforzare il settore bancario e adeguarlo allo scenario europeo, innovato dall’unione bancaria".

Il Presidente del Consiglio ha poi aggiunto:


"Dopo 20 anni di dibattito interveniamo attraverso un decreto legge sulle banche popolari non su tutte ma su quelle con gli attivi superiori a 8 miliardi. Sono 10 banche popolari in Italia. E' tema controverso e dibattuto, le altre banche se vorrano potranno mantenere la fisionomia di popolari, ma queste 10 in 18 mesi dovranno trasformarsi in Spa. Si tratta di una grande novità".

Ma cosa comporta in concreto "questa grande novità"? Secondo l'esecutivo:

"con la distinzione in due fasce si preserva il ruolo delle banche con vocazione territoriale e al tempo stesso si adegua alle prassi ordinarie la governance degli istituti di credito popolari di maggiori dimensioni che nella maggioranza sono anche società quotate in borsa".

Il decreto legge dunque obbliga le banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi di euro alla trasformazione in società per azioni.

"La finalità ultima dell’intervento è di garantire che la liquidità disponibile si trasformi in credito a famiglie e imprese e favorire la disponibilità di servizi migliori e prezzi più contenuti"

Se il fine ultimo è questo, sulla bontà della riforma non tutti sono d'accordo, a cominciare dagli alleati di governo, leggi NCD:

"Le banche popolari e quelle di credito Cooperativo sono da sempre un punto di riferimento sul territorio e un sostegno imprescindibile per piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, liberi professionisti e famiglie. Ed è proprio per questo che, a scatola chiusa, non siamo disponibili a votare provvedimenti volti a tutelare la grande finanza a discapito delle piccole realtà economiche"

dice la capogruppo alla Camera di area Popolare (Ncd-Udc), l'ex ministro dell'agricoltura Nunzia De Girolamo, che aggiunge come:


"i deputati di Area Popolare hanno ricordato anche al premier Renzi, in una lettera a lui inviata nei giorni scorsi. Pertanto, a nome del gruppo, ricordo al ministro Padoan che, prima della scadenza dei 18 mesi necessari per trasformare le banche popolari in Spa, ci sono i 60 giorni per convertire il decreto in legge. Lo aspettiamo in Parlamento a braccia aperte"

Il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, non è certo che così arrivi più credito a chi serve:

"più che la governance è necessaria una riforma del credito e questa operazione non assicura che arrivino presto soldi alle imprese".

Per Stefano Fassina del Pd, ex vice ministro dell’Economia nel governo Letta, la riforma

"colpisce un modello che, con tutti i suoi limiti nella traduzione effettiva certamente da correggere, è uno dei pochi presidi di democrazia economica"

Secondo il ministro Padoan invece il dl darà una scossa forte la sistema bancario italiano,

"La scelta quantitativa con l'applicazione del decreto a dieci grandi banche popolari concilia la necessità di dare una scossa forte preservando, però, una forma di governance che ha servito bene il Paese. Andranno valutati in futuro altri suggerimenti di modifica. Dunque gradualità ma indirizzo chiaro. È una misura che rafforza il sistema bancario italiano che andrà sempre meglio man mano che la ripresa si consolida ed è nell'interesse del sistema bancario e dei consumatori".

Ma quali sono le 10 banche popolari che si trasformeranno in spa sono? UBI Banca, Banco Popolare, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare Vicenza, Veneto Banca, Banca di Credito Valtellinese, Banca Popolare di Sondrio, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio e Banca Popolare di Bari.

Cosa cambia per le popolari trasformate in Spa

Le banche popolari fino ad oggi secondo gli articoli 29-32 del Testo Unico Bancario (TUB) sono costituite in forma di cooperativa e nessun socio può detenere più dell'1% del capitale. L'articolo 30 del TUB disciplina il principio del voto capitario: ogni socio delle banche popolari può esprimere nell'assemblea degli azionisti un solo voto al di là del numero di quote possedute, quindi le banche popolari non sono mai scalabili, in soldoni nessuna altra banca può arrivare ad acquisire da sola il controllo diretto della maggioranza dei voti nell'assemblea. La nomina degli amministratori delle popolari perciò è avvenuta fin qui con il massimo consenso di tutti gli azionisti.

Con l'Investment compact il governo ha cancellato proprio articolo 30 del Testo Unico bancario, quindi il voto capitario e il limite dell'1%, per il possesso del capitale da parte di un singolo socio delle popolari. Ora le banche popolari con un patrimonio oltre 8 miliardi dovranno trasformarsi in spa in 18 mesi diventando scalabili come tutte le altre spa, compresa una banca estera che con un dato pacchetto di azioni può conquistare la maggioranza assoluta nell'assemblea della banca popolare.

Una spinta al rinnovamento e alla concorrenza sì, alla riduzione della frammentazione pure, ma tutto questo si tradurrà automaticamente in una maggiore efficienza del sistema?

Ieri l’amministratore delegato di Bper, Alessandro Vandelli, ha messo in guardia sul rischio:

"che un gruppo di fondi di private equity esteri possa approfittare di questa situazione"

Si potrebbe a questo punto benissimo aprire una serie di vorticosi scambi in Borsa - ieri le popolari hanno registrato rialzi record Piazza Affari, con punte oltre 14% - in modo da far valere le proprie azioni una volta approvata la trasformazione in spa per dare il via a un nuovo risiko bancario.

Alla partita non sembrano interessate comunque le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit:

"Non vediamo la necessità di impegnarci su acquisizioni, non c’è nessun cambio di strategia"

ha detto il ceo di Unicredit, Federico Ghizzoni.

Banca Intesa invece da tempi non sospetti ha occhi solo per l'estero.

A spendere una parola in favore del dl è l'economista Andrea Collalti:

"Certamente bisogna vedere nel dettaglio i contenuti ma dalle anticipazioni si capisce l'intento di andare verso una maggiore liberalizzazione delle quote di capitale di questi grandi istituti e verso una loro maggiore attrattività sul mercato. Il provvedimento dovrà essere ora sottoposto al vaglio del Parlamento. Ricordo che già in passato ipotesi di riforma sono state già fatte e non hanno avuto seguito. Bisogna ora capire quale sarà la volontà politica"

Potenzialmente il provvedimento potrebbe portare quindi a una rivoluzione positiva per la dinamicità del sistema, ha concluso l'economista.

Banche popolari in spa

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