Quantitative easing Bce: cosa cambia e chi ci guadagna

Quantitative easing "europeo" al via da marzo: mercati azionari sugli scudi, ma cosa cambia per la vita di noi comuni mortali, in termini di prestiti, mutui e investimenti

Quantitative easing ai nastri di partenza. Ieri il governatore della Banca centrale europea ha annunciato il piano di allentamento monetario della Bce da 1.110 miliardi di euro fino al termine del 2016 (18 mesi). Da marzo 2015 ci saranno iniezioni di liquidità sui mercati da 60 mld di euro al mese tramite l'ampio acquisto di titoli di Stato per far risalire l'inflazione dell'eurozona oggi pericolosamente scesa sotto lo zero (-0,2%) e dare slancio alla ripresa economica dell'area.

La decisione ha sottolineato ieri Draghi è stata presa dal consiglio della banca centrale a larga maggioranza, l'acquisto dei bond sarà compiuto sulla base della quota dei vari Paesi nel capitale della Bce la quale si accollerà rischi sui titoli europei comprati pari a solo il 20% sul totale. Insomma l'80% del Quantitative easing sarà a carico alle banche centrali nazionali e il 20% a carico della Bce.

Draghi in merito ha spiegato che:

"Si tratta di un programma molto grande, e abbiamo tenuto conto delle preoccupazioni"

di alcuni Paesi, Germania in testa, di non condividere i rischi su tutti i titoli che la Bce comprerà.

Le incognite di questo compromesso?

"Dovrebbe chiederlo a persone che hanno queste preoccupazioni. Sono rimasto molto sorpreso che il tema della condivisione dei rischi sia diventato il più importante"

ha risposto il governatore a un giornalista che gli chiedeva in proposito.

Quantitative easing, cosa cambia in termini di tassi

Vediamo chi ci guadagna e chi ci perde, da chi contrae un mutuo al piccolo risparmiatore. Lato prestiti e finanziamenti i tassi in calo in primo luogo dovrebbero favorire chi accende un mutuo per l'acquisto di una casa, di contro i nostri titoli di Stato renderanno sempre meno, l'euro, già ai minimi storici sul dollaro si deprezzerà ancora, con margini però limitati a questo punto, a tutto favore di chi esporta.

In un anno l'euro si è svalutato del 20% rispetto al dollaro Usa, del 22% rispetto al franco svizzero, del 9% sulla sterlina e del 6% sullo yen. L'euro debole dovrebbe favorire una maggiore competitività delle imprese italiane nelle esportazioni all'estero, allo stato non preoccupa l'aumento delle materie prime importate, vista il crollo del prezzo del greggio e la caduta di quello del rame. Allo stesso tempo non sarà il momento migliore per andare in vacanza dall'altra parte dell'Oceano: andare negli Usa per esempio potrà costare il 10% e il 20% in più.

Le conseguenze per i risparmiatori. Bot, Btp e i Buoni fruttiferi postali renderanno ancor meno di adesso, il deprezzamento dell'euro comunque fa sì che le valute estere diventino più attraenti se si vuole diversificare il rischio di portafoglio puntando a una certa stabilità dei rendimenti. Ad esempio un'esposizione in valuta estera di un 25-30% circa del portafoglio potrà assicurare rendimenti discreti nei prossimi 6-12 mesi.

Il consiglio è di puntare, sottoscrivendo fondi comuni e etf monetari, sul dollaro americano, quello canadese e il renminbi cinese, solo in secondo luogo sulla sterlina inglese. Pe chi volesse rischiare di più ci sono fondi ed etf obbligazionari dei Paesi emergenti con titoli che oggi rendono tra il 5,5% e il 6% annuo, ma in questo caso bisogna fare i conti con le possibili speculazioni e l'instabilità.

Per chi vuole andare sul sicuro, senza aspettarsi grossi guadagni, gli esperti suggeriscono di acquistare bond societari di qualità con scadenza entro il 2019 che dovrebbero offrire un rendimento leggermente superiore a quello dei titoli di Stato. Si può anche creare un portafoglio composto, formato da investimenti in fondi o Etf obbligazionari sovrani e corporate bond in euro, una diversificazione che potrebbe dare soddisfazioni nel breve periodo.

Mario Draghi QE

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