Crolla la Borsa di Atene dopo i provvedimenti adottati dalla BCE

Borsa greca in sofferenza dopo le decisioni di Draghi

Sede BCE

La Borsa di Atene ha aperto con un calo del 6% dopo il provvedimento approvato ieri dalla BCE, con il quale ha deciso di tagliare i fondi di finanziamento alle banche greche. Solo ieri il ministro dell'Economia ellenico, Yanis Varoufakis, era a Francoforte per incontrare il Presidente della BCE Mario Draghi. All'uscita dalla sede della Banca Centrale Europea il ministro aveva definito "fruttuoso" l'incontro con Draghi, con il quale avrebbe avuto "un'eccellente linea di comunicazione" ricevendo degli "incoraggiamenti per il futuro".

Sempre Varoufakis ha anche sostenuto di aver ricevuto delle precise rassicurazioni da Draghi: "La Bce è anche la Banca centrale della Grecia e farà tutto il possibile per aiutare gli stati membri dell'area euro". Evidentemente qualcosa si deve essere perso nella traduzione, perché proprio nella serata di ieri la BCE ha deciso di revocare, a partire dall'11 febbraio prossimo, una deroga che consente alle banche greche di utilizzare i titoli del debito pubblico a garanzia per l'acquisto dell'Euro.

Questo finanziamento alle banche greche (comunque al limite della sostenibilità), era incluso nell'accordo siglato dal precedente Governo Samaras a garanzia del programma di austerità imposto dalla Troika, allo scopo di tenere sotto controllo il debito pubblico greco in mano ai creditori internazionali, tra i quali ovviamente gli altri stati membri e la stessa BCE.

L'attuale accordo è in scadenza il 28 febbraio prossimo ed il Governo Tsipras ha già dichiarato più volte, già in campagna elettorale, di non volerlo rinnovare alle stesse condizioni. Nel nuovo programma che vorrebbe Syriza è infatti previsto un taglio del debito pubblico, condizione inaccettabile per la BCE che in soldoni non è disposta a riconsiderare a "fondo perduto" gli interventi degli anni scorsi per salvare lo stato greco dalla bancarotta.

Da una parte c'è dunque Tsipras e la sua impostazione solidaristica a sostegno di un modello sociale sostenibile e dall'altra gli interessi della BCE che, difronte all'intenzione del governo greco di rivedere l'attuale accordo, ha deciso di rompere per prima il patto, non onorando gli impegni presi con Samaras. Una punizione preventiva in sostanza, per far "assaggiare" fin da subito a Tsipras le conseguenze che ci sarebbero in caso di un mancato rinnovo dell'attuale accordo.

Quella della BCE è stata difatti una decisione politica, che punta a scavalcare il dialogo tra Tsipras e gli altri leader europei. Naturalmente i mercati hanno reagito male a questa notizia temendo un'uscita della Grecia dall'Euro, unica conseguenza possibile nel caso in cui le parti non dovessero riuscire a trovare un punto di intesa entro la fine di questo mese.

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