Lo sporco affare della spazzatura

Ecomafia e spazzatura Il lusso dello spreco lo possiamo facilmente quantificare stimando banalmente la nostra tassa sui rifiuti. Spendo personalmente circa 300 Euro l'anno, una bazzecola se confrontata ai costi che si trovano ad affrontare le imprese anche solo di piccole dimensioni alle prese con lo smaltimento di rifiuti spesso tossici. Secondo il sole 24 Ore per smaltire un container di 15 tonnellate di rifiuti pericolosi si deve sostenere un costo di circa 60 mila Euro mentre ricorrendo al mercato parallelo si arriva a sconti del 90% pagando per lo stesso quantitativo di rifiuti appena 5 mila euro. Inutile dire che la tentazione seppur di natura illecita è forte anche per gli imprenditori più ligi alle regole.

Il mondo dei rifiuti secondo un'indagine recentemente condotta da Legambiente è terreno fertile per l'eco-criminalità che ha disegnato nuove rotte di smaltimento sulla pancia del mondo.
Quello che buttiamo in Italia finisce sempre più frequentemente nel Far East che tanto Far non è più, se consideriamo le fitte reti commerciali che ci legano sempre più a questi popolosi paesi orientali. Rimane il fattto che quello che nel nostro paese finisce nel cestino rientra in commercio dall'alatra parte del mondo.

66 clan per 6 miliardi di fatturato annuo gestiscono "i panni sporchi" di un Italia altrimenti sommersa dai rifiuti. La maglia nera per il traffico illecito della spazzatura nostrana va alla Campania ma il business del pattume dilaga con una velocità irrefrenabile: 1 reato ogni 3 ore con circa 8 arresti quotidiani.

La mattanza ambientale coinvolge malavita ma anche imprenditori conniventi in uno spostamento di montagne di spazzatura (si stima che circa 26 milioni di tonnellate siano scomparse nel nulla nel 2006….insomma un Gran Sasso di pattume volatilizzato lasciando nell'aria l'odore di marcio!).

L'aveva denunciato Saviano nel suo tagliente libro di denuncia "Gomorra", che le associazioni camorristiche avevano un forte interesse nella spazzatura, ed oggi ce lo conferma una statistica sui proventi dell'ecomafia secondo cui su ogni euro di guadagno 53 centesimi sarebbero legati allo "sporco" ciclo dei rifiuti per un totale 5,8 milioni di fatturato nel 2006. Il problema è di difficile soluzione. Ad integrazione del decreto Ronchi e del codice dell'ambiente il Ministero sta per varare un ulteriore provvedimento a disciplina dei reati ambientali, per i quali saranno previste sanzioni penali.

Un decreto legge prevederà la fattispecie del reato di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale introducendo il concetto di ecomafie. Speciale attenzione verrà dedicata ai traffici contro l'ambiente, in particolare quelli riguardanti la tratta, l'eliminazione, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti, ordinari e pericolosi, sostiene Di Pietro. Allo stesso tempo, il disegno mira anche a indurre comportamenti riparatori virtuosi negli autori dei delitti ambientali concedendo sconti di pena in caso di ravvedimento operoso, quando cioè l'autore del reato aiuti concretamente le autorità a ricostruire i fatti, individuare gli autori e sottrarre risorse per la commissione dei delitti, o si impegni per la messa in sicurezza, la bonifica e, se possibile, il ripristino dello stato dei luoghi.

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