Grecia, Varoufakis: non abbiamo soldi per la BCE, il debito va rinegoziato

Il governo Tspiras vuole la rinegoziazione del pagamento dei 6,7 miliardi di euro che deve alla Bce, in scadenza in estate.

Neanche una settimana dopo che l'ex troika e l'eurogruppo hanno detto sì all'estensione del piano di aiuti finanziari ad Atene, che scadeva oggi, la Grecia: attraverso il ministro delle finanze Yanis Varoufakis rilancia: il debito ellenico con la Bce, va rinegoziato percHè non abbiamo soldi per pagare.

Quindi dopo aver presentato un piano di riforme che le istituzioni creditrici avevano chiesto come condizione per allungare di 4 mesi l'attuale piano di bailout, programma che ha ottenuto un via libera preliminare, Atene torna a farsi sentire.

Il governo Tspiras, premiato dai sondaggi, uole infatti la rinegoziazione del pagamento dei 6,7 miliardi di euro che deve alla Bce, debiti con scadenza a luglio e agosto prossimi. Il ministro delle Finanze Varoufakis in un'intervista alla rete televisiva ellenica Skai ha detto:

Non dovremmo negoziare? Lotteremo, se avessimo i soldi, pagheremmo ma sanno che non li abbiamo

Il premier greco Alexis Tsipras alla firma degli accordi di martedì scorso all'Eurogruppo aveva però assicurato che Atene si impegnava a onorare i suoi debiti, punto essenziale per la proroga del bailout.

La Grecia deve in tutto all'Eurotower 7,5 mld di euro, contando il servizio del debito, cui di devono sommare 1,6 miliardi e 800 milioni di euro che tra marzo e e aprile dovrebbero finire nelle casse del Fondo monetario internazionale.

Una parte dei negoziati riguarderà quel che accadrà con quei bond che, purtroppo, il signor Trichet (ex preidente Bce, Ndr) sbagliò a comprare (...) lo vedo come un errore, la Bce lo fece con l'obiettivo di tenerci nei mercati nel 2012 ma non ci è riuscita

ha aggiunto Varoufakis che dalla Bce vuole anche la restituzione di 1,9 miliardi di profitti realizzati grazie ai titoli di Stato greci per poter rimborsare in primavera il Fmi, versamento che in ogni caso non avrà l'ok prima che il piano di riforme Tsipras sia ufficialmente approvato dall'ex troika (Ue, Bce, Fmi).

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