Autonomi: la crisi ha bruciato 475.000 posti di lavoro

Presentato lo studio: “Occupazione e mercato del lavoro: oltre il JobsAct, per il rilancio dell’occupazione indipendente”. Confesercenti chiede che venga creato un Testo Unico del lavoro autonomo.

Lavoro autonomo falcidiato dalla crisi con la perdita di 475.000 posti di lavoro tra il 2007 e il 2014 per una contrazione pari al 7%, più del doppio del calo di occupati registrato tra i lavoratori dipendenti (-3,1%) nello stesso periodo.

È Confesercenti a fornire i dati presentando oggi a Roma il rapporto “Occupazione e mercato del lavoro: oltre il JobsAct, per il rilancio dell’occupazione indipendente”. In sala erano presenti tra gli altri il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e la leader della Cgil Susanna Camusso.

In base allo studio di Confesercenti in Italia il 25,6% dei lavoratori, uno su quatto, appartiene alla categoria degli autonomi, per una forza lavoro totale tra professionisti, attività in proprio e partite Iva pari a 6,2 milioni di persone che fornisce una fetta pari al 20% del Pil italiano.

Tra i vari settori d'attività economica quello dei servizi impiega il maggior numero di autonomi (2,571 milioni), seguito dal comparto del commercio (1,526 milioni), da quello dell'industria (1,2 milioni), dell'agricoltura e della pesca (474mila), dell'alloggio e della ristorazione (460mila).

Confesercenti auspica la creazione di un Testo Unico del Lavoro autonomo, a tutela di chi non è lavoratore dipendente ma comunque le tasse le paga. Autonomi già presi in giro dal governo sull'estensione a loro favore del bonus fiscale da 80 euro (percepito invece da 10 mln di lavoratori dipendenti) e che hanno dovuto farsi sentire anche contro l'inasprimento della tassazione sul regime dei minimi per le partite Iva, per sospendere almeno per quest'anno l'ulteriore mazzata.

Secondo Confesercenti il Testo Unico degli autonomi dovrebbe contenere al suo interno misure urgenti, come la tassazione e contribuzione agevolata per i primi tre anni di attività delle nuove imprese, la formazione continua per gli imprenditori, la tutela del reddito in caso di inattività temporanea o cessazione per crisi di mercato, oltre a un sostegno all'imprenditoria giovanile e femminile, anche per agevolare attività in proprio per quei lavoratori dipendenti che si sono trovati più o meno da un momento all'altro fuori dal mercato del lavoro.

Autonomi in crisi posti di lavoro persi

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